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Esteri

Dalle elezioni americane arriverà un insegnamento ai progressisti europei

Walter Veltroni sul Corriere della Sera riflette sui segnali di cambiamento politico che attraversano il mondo, interrogandosi sulla possibilità che rappresentino una svolta democratica o nascondano nuove insidie. Le vittorie di Lula in Brasile e del movimento studentesco in Serbia vengono interpretate come espressioni di un patriottismo democratico, capace di difendere l’autonomia nazionale senza rinunciare all’apertura internazionale. Più complessa la situazione israeliana, dove Netanyahu mantiene una forte influenza in un Paese profondamente diviso. Per Veltroni, tuttavia, il passaggio decisivo saranno le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Un’eventuale vittoria democratica al Congresso rappresenterebbe un segnale di indebolimento del populismo di Trump, dopo due anni di presidenza segnati, secondo l’autore, da derive autoritarie, tensioni con l’Europa, abbandono dell’Ucraina e scelte militari che hanno aggravato l’instabilità internazionale.

L’editorialista avverte però che una sconfitta repubblicana non garantirebbe maggiore stabilità. Trump potrebbe contestare il risultato e accentuare lo scontro istituzionale, governando attraverso ordini esecutivi. Veltroni sottolinea inoltre come la campagna elettorale abbia favorito una maggiore unità tra le diverse anime democratiche, offrendo spunti di riflessione ai progressisti europei. Anche l’Europa si trova davanti a un bivio: contrastare l’avanzata nazional-populista e rafforzare le proprie alleanze internazionali. In questa prospettiva, Veltroni considera significativo l’annuncio del premier britannico Burnham sulla volontà di riportare il Regno Unito nell’Ue. Il vento del cambiamento, conclude, può aprire nuove possibilità democratiche, ma resta il rischio che si trasformi in un vento traditore.

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