Dalla senesità si passa alla toscanità ma i buoni sentimenti non bastano per respingere la scalata al Monte dei Paschi
Eccolo là, lo spettro che ha aleggiato per un decennio sopra Rocca Salimbeni. L’archiviazione di secoli di storia, del nome, delle sedi e di conseguenza di posti di lavoro – e buoni stipendi – dall’orizzonte del territorio. Vero è che la storia dell’ultimo anno e mezzo di risiko finanziario ha insegnato che non bisogna dare nulla per scontato quando si parla delle vicende di Banca Mps, ma il livello di allerta è scattato al massimo livello, tra istituzioni e lavoratori. Lo scrive La Nazione in un articolo in cui ricorda le prese di posizione di istituzioni e sindacati.
Se lo scenario dell’integrazione con Banco Bpm apre una serie di incognite, quello dell’offerta di acquisto da parte di Banca Intesa e Bper con Unipol sarebbe un colpo a prima vista fatale per la presenza sul territorio. Per questo il sindaco Fabio ha tenuto a sottolineare che “Siena non può essere considerata una variabile indipendente”.
Il cda, riunito a Milano, per ora prende tempo, dichiarando di dover approfondire le due proposte e rimarcando che “tutte le attività di integrazione con Mediobanca procedono in linea con quanto annunciato”. Business as usual, insomma, per dirla con un celebre detto inglese; si lavora come sempre, anche se di usual c’è poco, in questo frullatore di annunci e strategie nel quale è precipitata la banca senese.
“Radicamento territoriale, tutela del lavoro e identità della banca devono restare punti fermi. Il Monte dei Paschi è parte della storia e del futuro di Siena”, osserva il sindaco Fabio, che sottolinea il lavoro svolto dal cda e dall’ad Lovaglio, che “anche grazie all’azione del Governo Meloni, ha contribuito a restituire solidità e prospettiva a Banca Mps dopo una lunga stagione difficile”.
È questa la linea su cui si attesta la difesa senese: “Esprimo preoccupazione e auspico che ogni operazione considerata strategica continui a svolgersi nel pieno rispetto dell’integrità e del radicamento territoriale, della tutela dei dipendenti e della salvaguardia del marchio di Mps”, afferma Agnese Carletti, presidente della Provincia.
La difesa del legame con il territorio è per Carletti inevitabilmente anche difesa “delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno sorretto l’istituto nei momenti più difficili della sua storia recente”. E quindi l’appello: “Si tratta dell’industria più grande della Toscana, e siamo pronti a rappresentare al Mef e agli enti regolatori il valore economico del territorio”.
Si parla di Toscana, si parla del presidente Eugenio Giani, che ha buon gioco a ricordare come tra il 2020 e il 2021 si posizionò – a dispetto di varie letture provenienti anche dal suo schieramento politico – a difesa di Banca Mps, che sembrava ineluttabilmente destinata a finire nella pancia di Unicredit. Com’è andata a finire, con il rifiuto di una dote di 8 miliardi di euro da parte di Piazza Gae Aulenti, è ormai storia. “Guidai quella battaglia che poi conducemmo insieme con la Provincia e il Comune di Siena – ricorda Giani – perché Mps avesse la sua autonomia e possibilità di rilancio. Quella battaglia ebbe un risultato positivo”. Per questo ora, aggiunge, “l’impegno delle istituzioni toscane, e quindi il mio personale, sarà difendere la toscanità di Mps che è un colosso, ma che deve garantire la sua attività, il suo cervello, i suoi lavoratori a Siena, in Toscana”.
Lavoratori che ieri sono entrati in fibrillazione, consapevoli che alla fine è in primo luogo sul loro destino che si gioca questa partita. “Abbiamo bisogno – sottolinea la Fisac Cgil – che nel dibattito pubblico, oltre la prospettiva degli investitori e dei mercati finanziari relativamente a possibili fusioni, acquisizioni o alleanze, sia presente e con forza il mondo del lavoro”. I temi? La sopravvivenza della rete nei centri minori, la constatazione che “la riduzione di posti di lavoro ha portato all’impoverimento del tessuto economico e sociale locale”, e il “ futuro dei poli di direzione generale”. Capire insomma “quale progetto insieme a quantità, qualità e allocazione dei posti di lavoro”. La partita è appena iniziata. E lo spettro è lì che aleggia.





