Dal pugno al naso a un giovane ebreo al no a un insediamento turistico, il filo che lega le periferie milanesi alla Puglia
Ariel Piccini Warschauer.
Dalla violenza fisica delle periferie milanesi al boicottaggio ideologico sulle coste della Puglia. C’è un filo rosso, intriso di pregiudizio e intolleranza, che attraversa l’Italia da nord a sud. Un filo che trasforma la fede religiosa in un bersaglio da colpire e l’iniziativa economica in un fantomatico “complotto coloniale”. I nemici sono sempre gli stessi: gli ebrei e lo Stato d’Israele, finiti nel mirino di una saldatura aberrante tra frange della subcultura trap e l’estremismo politico della sinistra massimalista.
A Milano l’antisemitismo non si nasconde più dietro la critica politica, ma si fa violenza fisica, brutale e codarda. Lo scorso 1 marzo, in piazzale Siena, due giovani turisti ebrei di origine argentina, a Milano per un seminario di studi religiosi, sono stati circondati e aggrediti solo perché indossavano la kippah. “Fuck Israel”, hanno urlato loro i componenti di un branco. Poi la violenza: un diciannovenne è stato colpito ripetutamente al volto con una serie di pugni, riportando la frattura delle ossa nasali e una commozione cerebrale, per una prognosi di 15 giorni.
Le indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dal pm Francesco Cajani, hanno portato prima ai domiciliari Hamza Abdurhman, 23 anni, pugile dilettante e braccio destro del noto trapper Sacky (all’anagrafe Sami Abou El Hassan). Ora, anche per lo stesso trapper ventiquattrenne — forte di 800mila ascoltatori mensili su Spotify — è arrivato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari. Le accuse sono pesantissime: lesioni e minacce aggravate dall’odio razziale e religioso.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti basate sulle telecamere di videosorveglianza, Sacky avrebbe prima indicato le vittime all’uscita dal supermercato e, dopo il pestaggio brutale da parte del complice, avrebbe “toccato” la vittima per poi fuggire insieme ai sodali, senza mostrare alcuna esitazione. Un’aggressione mossa da futili motivi e da un esplicito intento discriminatorio che svela il lato più oscuro e violento di certa cultura giovanile metropolitana.
Mentre a Milano si colpisce chi indossa un simbolo religioso, in Puglia la discriminazione cambia veste ma non sostanza, traducendosi in una vera e propria caccia all’investitore israeliano. A Ostuni, nella splendida Costa Merlata, la storica diatriba ambientale per la costruzione di un resort di lusso a marchio Four Seasons — un progetto da 100 milioni di euro in contrada Mogale — è stata sequestrata dalla propaganda ProPal e dall’estrema sinistra.
Il motivo? Tra i partner del progetto figura la Omnam Investment Group, società con sede in Israele. Tanto basta a Sabino De Razza, segretario regionale di Rifondazione Comunista, per gridare al complotto: “È una forma, anche se vogliamo indiretta, di colonialismo israeliano di cui non si capisce la finalità. C’è una forte attenzione per questi posti da parte di grandi società finanziarie israeliane… queste cose vanno denunciate”.
Un delirio ideologico che ha portato all’organizzazione di una manifestazione intitolata, senza troppi giri di parole, “Parole e Musica per fermare la colonizzazione delle coste e gli investimenti di Israele”, promossa insieme al locale Comitato “contro il genocidio del popolo palestinese”.
A condire questa teoria del complotto non poteva mancare il nome di Bill Gates, che detiene il 70% delle quote di Four Seasons. L’iter burocratico del resort, inserito nelle Zone economiche speciali (Zes), è attualmente al vaglio della Regione Puglia per la valutazione di impatto ambientale. Che si tratti di un pugno sul naso sferrato a un diciannovenne in un quartiere di Milano o dell’ostracismo ideologico contro un investimento turistico che porterebbe lavoro e sviluppo in Puglia, la radice del problema è identica. È l’ossessione anti-israeliana che si trasforma in intolleranza quotidiana, sdoganata da cattivi maestri della politica e idoli della musica trap. Un cortocircuito pericoloso che l’Italia non può e non deve più tollerare.





