Conte onnipotente, se non vince le primarie corre da solo
Il Movimento Cinque Stelle non fa più niente per nasconderlo: con Mosca fino all’ultimo soldato, con le toghe fino all’ultima manetta. Lo scrive Aldo Torchiaro sul Riformista. E Giuseppe Conte, ove mai non dovesse vincere le primarie, fa capire a tutti di essere pronto a voltare le spalle al campo largo, correre da solo e poi – posto che nessuna coalizione raggiungerà il 42%, dunque l’esito elettorale sarà un proporzionale puro – parlare con tutti in Parlamento per tornare a Palazzo Chigi.
Per rimarcare le distanze con il Pd, Conte ha tuonato da Manifestivalcontro gli aiuti all’Ucraina, confondendo la pace con la resa. Lia Quartapelle, esponente Pd legata a Paolo Gentiloni e a Lorenzo Guerini, i due esponenti in contatto quotidiano con il Quirinale, non manda giù gli affondi putinisti del leader 5S. «Le parole di Conte sull’Ucraina sono vili: sotto l’ideale della pace nascondono la meschinità di chi vuole essere lasciato in pace. Provo immenso rispetto per gli ucraini che resistono all’invasore. Se non si è solidali con chi resiste, come ci si può dire di sinistra?» domanda. Questione ben posta. C’è in tutto il Pd – meglio tardi che mai – una ripresa di attenzione sulle posture internazionali di Conte. Il fulgido campione di progressismo – per citare Nicola Zingaretti – sull’Ucraina parla come Roberto Vannacci. A Quartapelle si rivolge il leader di Azione Carlo Calendacon un tweet nel quale le segnala l’incoerenza: «Prendi le distanze da Conte sull’Ucraina? Dovreste prenderle dal Movimento Cinque Stelle e dire che con loro è impossibile allearsi».
Paolo Gentiloni non nasconde l’irritazione per chi volta le spalle a Zelensky, anche se parla a suocera perché nuora intenda. «Ridicolo accusare l’Ucraina per il prezzo del diesel causato dalla guerra nel Golfo. Scandaloso schierarsi con Putin contro Zelensky. Mi vergogno per l’America». Una condanna netta. Un giudizio che, prima di arrivare all’altra sponda dell’Atlantico, dovrebbe interessare i ben più vicini compagni di coalizione. Ed è stato anche Matteo Renzi a prendere le distanze da Conte, stavolta sul tema del garantismo. «Per noi esiste una linea invalicabile, un punto non negoziabile. E quel punto è il garantismo», ha dichiarato dal palco di una manifestazione fiorentina. Il centrosinistra non ha ancora deciso le regole per le primarie, ma già l’esito, quale che sia, appare minato.
Silvia Salis, la sindaca di Genova, se ne rende conto e prende le distanze dalla competizione. Ha confermato l’indisponibilità a correre. E ha detto che nel centrosinistra le resistenze di una parte dell’elettorato M5S verso Schlein sarebbero paragonabili a quelle di alcuni elettori di Forza Italia verso Vannacci. Chiamata in causa come esponente azzurra, la capogruppo di FI in Senato, Stefania Craxi, ha prontamente replicato: «Il paragone non regge. È vero che molti elettori autenticamente liberali, moderati e garantisti di Forza Italia non si riconoscono nelle posizioni di Vannacci. C’è però una differenza fondamentale, che dimostra la fallacia della sua tesi, perché Forza Italia non è alleata con Vannacci e non ne condivide il progetto politico. Nel caso citato da Salis, invece, si parla della leadership di una coalizione che dovrebbe governare insieme. Sono due situazioni profondamente diverse e non sovrapponibili».





