Chissà se le forze moderate riusciranno a recuperare la partecipazione al voto
Barbara Stefanelli sul Corriere della Sera sostiene che il voto, fondamento delle democrazie rappresentative, rischi di perdere significato attraverso tre processi diversi. Negli Stati Uniti Donald Trump delegittima preventivamente la competizione elettorale, denunciando presunti brogli ogni volta che teme una sconfitta. In Russia Vladimir Putin ha invece svuotato le elezioni di ogni reale possibilità di alternanza, trasformandole in manifestazioni di consenso al potere. In Germania, infine, le formazioni più radicali riescono a mobilitare elettori che i partiti tradizionali non raggiungono più. I successi dell’AfD e della Linke mostrano la capacità di intercettare il malcontento di chi si sente escluso, trasformando il voto soprattutto in uno strumento di protesta. Stefanelli richiama il concetto di “contro-democrazia” elaborato da Pierre Rosanvallon nel 2006: una partecipazione fondata sulla sfiducia e sulla volontà di controllare, ostacolare o correggere il potere attraverso strumenti diversi dalle elezioni. Quella mobilitazione, inizialmente interpretata anche come possibile risorsa delle democrazie mature, si è progressivamente intrecciata con i populismi, contribuendo a indebolire la costruzione di maggioranze solide e di progetti politici condivisi. Trump contesta la legittimità del voto, Putin ne annulla la competitività, mentre le forze radicali utilizzano la partecipazione elettorale soprattutto per esprimere un rifiuto. In tutti e tre i casi si indebolisce il principio costituzionale della sovranità popolare esercitata attraverso istituzioni rappresentative. Stefanelli conclude che l’Europa dovrà affrontare questa sfida nelle prossime consultazioni elettorali, dalla Spagna alla Francia fino all’Italia. La questione decisiva è se le forze politiche capaci di moderazione e compromesso sapranno rimotivare gli elettori senza alimentarne la rabbia. Ricorda l’altissima partecipazione alle elezioni italiane del 1946 e alle prime Europee del 1979, richiamando l’articolo 48 della Costituzione, che definisce il voto un “dovere civico”. Recuperare la partecipazione è responsabilità dei partiti ma anche dei cittadini, chiamati a esprimere una delega positiva anziché un semplice rifiuto. La rabbia, conclude, non governa.





