Blitz all’alba nel Brindisino, arrestato un palestinese che inneggiava alla Jihad sui social
Ariel Piccini Warschauer.
Un’operazione da manuale, scattata nel cuore della notte nel silenzio di Latiano, un piccolo comune in provincia di Brindisi. Le tapparelle abbassate, le strade deserte e poi il rumore sordo dei reparti speciali che sfondano la porta di un anonimo appartamento di via Francesco D’Ippolito, a due passi dal municipio. In pochi minuti, i carabinieri dell’Antiterrorismo, supportati dai militari del comando provinciale e dall’alto dalle pale di un elicottero, hanno blindato l’area e stretto le manette ai polsi di Abdalmuti Abunada, trentenne di origini palestinesi. L’accusa piovuta dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce non lascia spazio a sfumature: istigazione a commettere delitti con l’aggravante della finalità di terrorismo e della matrice jihadista.
L’uomo, un rifugiato politico arrivato in Italia quasi due anni fa dalla Striscia di Gaza, conduceva una vita apparentemente ordinaria. Ma dietro la facciata dell’ospite regolare si nascondeva, secondo gli inquirenti, una martellante attività di propaganda radicale. Le indagini, condotte con precisione dai militari del Ros e della stazione locale, erano partite nell’aprile del 2025, quando i primi monitoraggi sul web avevano acceso un faro su alcuni profili social sospetti.
Nel giro di un anno, il monitoraggio ha svelato una parabola inquietante, purtroppo non nuova alle cronache del nostro Paese: il passaggio repentino da una generica solidarietà alla causa palestinese a una vera e propria infatuazione per il fondamentalismo più oscuro. Quello che inizialmente sembrava attivismo politico si è trasformato, giorno dopo giorno, in una bacheca dell’orrore tra Instagram e TikTok.
I dettagli emersi dall’inchiesta descrivono un’attività di indottrinamento e apologia quotidiana. Il trentenne diffondeva via web video, foto e commenti dal chiaro contenuto istigatorio. Non semplici opinioni, spiegano gli investigatori, ma una glorificazione sistematica del martirio e della violenza indiscriminata. Nei post venivano esaltati gli attacchi armati, compresi quelli diretti contro obiettivi civili, offrendo persino una “legittimazione teologica” all’uso della forza contro gli “infedeli”. Una deriva ideologica pericolosa che, secondo i magistrati, aveva portato l’uomo a dichiararsi pronto e favorevole a intraprendere azioni dirette.
Le indagini hanno escluso, al momento, legami formali e strutturati tra l’arrestato e specifiche organizzazioni terroristiche internazionali: si tratterebbe, dunque, del classico profilo del “lupo solitario” autoradicalizzatosi sul web, la minaccia più fluida e difficile da intercettare per le intelligence occidentali.
Il blitz della scorsa notte non si è fermato al trentenne. I carabinieri hanno eseguito un decreto di perquisizione anche nei confronti di un connazionale di 25 anni, dipendente nella cucina di una pizzeria della zona, attualmente indagato a piede libero per lo stesso reato. Gli inquirenti scavano ora nei dispositivi informatici sequestrati per capire se la rete di contatti dell’arrestato fosse più estesa del previsto e se il veleno della propaganda jihadista abbia fatto presa su altri soggetti nel territorio.





