Banco Bpm e Banca Generali orientati verso il sì al progetto del Monte dei Paschi
Banco Bpm sarebbe orientata verso il sì al progetto di Luigi Lovaglio per la creazione del terzo polo bancario italiano, con il supporto della Lega e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (MEF). Il passaggio è atteso per martedì 25 agosto, quando dovrebbe riunirsi il Cda di Banco Bpm per esaminare l’Ops da circa 25,3 miliardi di euro lanciata da Mps su Piazza Meda.
Secondo i rumors raccolti da Il Giornale d’Italia, Banco Bpm si orienterà dunque verso il sì all’operazione, mentre il principale nodo resta Crédit Agricole, primo socio di Piazza Meda con il 29,3%, che potrebbe astenersi o votare contro. In ogni caso, circa il 70% del capitale è sul mercato. Nella nuova combined entity, il gruppo francese vedrebbe invece la propria partecipazione diluirsi a una quota indicativa di circa l’11%.
Sul fronte Crédit Agricole, il Governo potrebbe aprire un tavolo per ottenere l’ok dei francesi, eventualmente in cambio di alcuni sportelli o di Banca del Mezzogiorno. Resta inoltre la possibilità di una negoziazione direttamente con lo stesso Lovaglio.
Nel Cda di Banco Bpm, composto da 15 consiglieri, i quattro amministratori eletti dalla lista di Crédit Agricole, Frédéric Marie de Courtois d’Arcollières, Alessio Foletti, Rossella Leidi e Domenico Giovanni Siniscalco, potrebbero astenersi o votare contro, mentre gli altri 11 consiglieri sarebbero orientati verso il sì all’operazione.
In ogni caso, il Cda dovrebbe dare mandato all’Ad Giuseppe Castagna di approfondire l’operazione e negoziare la governance, per arrivare a una combined entity che sia nell’interesse di tutti gli stakeholder di Banco Bpm.
Uno dei principali temi riguarda infatti la governance del futuro gruppo e la definizione dei ruoli, anche per evitare che Banco Bpm sparisca all’interno della nuova combined entity.
Secondo le ipotesi allo studio, Luigi Lovaglio potrebbe assumere il ruolo di Group Ceo, mentre Giuseppe Castagna potrebbe diventare l’Ad dell’intera banca commerciale del gruppo, dell’area retail. A Gian Maria Mossa potrebbe invece essere affidata la guida delle banche reti e dell’asset management, con una possibile opzione anche sul Corporate & Investment Banking.
In quest’ultima area potrebbero infatti convergere diverse attività già presenti nel perimetro delle banche coinvolte nell’operazione: Banca Generali ha acquisito Intermonte, mentre nel nuovo gruppo sarebbero presenti anche Mediobanca, Anima, Banca Akros, Banca Aletti e le altre attività legate al Corporate & Investment Banking.
La definizione di questi ruoli sarà quindi uno dei punti sui quali Castagna sarà chiamato a negoziare, con l’obiettivo di definire una governance che tenga conto delle diverse componenti del futuro gruppo e degli interessi degli stakeholder di Banco Bpm.
Il progetto, del resto, sarebbe stato delineato già da tempo, quando Lovaglio puntava alla creazione di un gruppo allargato tra Mps, Mediobanca e Banco Bpm, con una capitalizzazione complessiva nell’ordine dei 50 miliardi di euro. Nel frattempo le società coinvolte hanno aumentato complessivamente la propria capitalizzazione di circa 20 miliardi, mentre l’allargamento del perimetro e le sinergie potrebbero portare il valore complessivo del nuovo gruppo a circa 80 miliardi di euro.
Parallelamente al dossier Banco Bpm procede quello relativo all’Ops di Mps su Banca Generali. Secondo i rumors raccolti da Il Giornale d’Italia, Generali sarebbe orientata verso il sì all’operazione, a condizione che venga affiancata da una partnership industriale sulla distribuzione dei prodotti del Leone e sull’asset management.
Sul fronte della distribuzione dei prodotti assicurativi, Generali proverebbe a ottenere un’esclusiva sulla rete del nuovo gruppo bancario. Diverso il discorso sull’asset management, dove l’esclusiva non sarebbe un obiettivo perseguibile trattandosi di piattaforme aperte.
Il possibile via libera di Generali si inserisce quindi nello stesso progetto complessivo sul quale Banco Bpm sarebbe ora orientata ad aprire il confronto con Lovaglio.
Qualsiasi operazione straordinaria portata avanti da Mps resta comunque subordinata al via libera dell’assemblea straordinaria, convocata per il 29 ottobre 2026, dove Lovaglio dovrà portare a casa i due terzi del capitale, ovvero il 66,7%.
Secondo le informazioni raccolte da Il Giornale d’Italia, l’Ad di Mps avrebbe già in tasca circa il 35% del capitale favorevole all’operazione. Considerando un’affluenza ipotetica intorno al 70%, si tratterebbe già di oltre la metà del quorum necessario per arrivare al via libera.
All’assemblea dovrebbe invece votare contro Francesco Gaetano Caltagirone, azionista di Mps e Generali, schierandosi contro il progetto di Lovaglio e a sostegno dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps.
Il voto del 29 ottobre rappresenterà quindi il passaggio necessario per le operazioni straordinarie previste dal progetto, mentre prima di quella data resteranno da definire il confronto con Banco Bpm, il nodo Crédit Agricole, la futura governance del gruppo e l’intesa con Generali sull’operazione Banca Generali.


