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Toscana

Antonio Mazzarosa, un nobile impegnato anche nel giornalismo

Amphitheater Square in Lucca city. Aerial view landscape. Tuscany. Italy. View from above

Roberto Pizzi.

Un importante personaggio della storia di Lucca fu Antonio Mazzarosa, che abbiamo citato fra i collaboratori del giornale la “Pragmalogia cattolica” nella fase in cui aveva perso quella virulenza integralista delle origini e aveva iniziato a confrontarsi con le problematiche più moderne rifiutate  dai cattolici più retrivi  [si veda: La stampa cattolica a Lucca sotto il Ducato (1817-1847), del 15/10].

Antonio Mazzarosa (1780-1861) era il sesto figlio di Giovan Battista  Mansi, patrizio lucchese, e di Caterina Massoni. A 20 anni ereditò il patrimonio ed il cognome della famiglia Mazzarosa essendo stato adottato dal marchese Francesco Mazzarosa, che era privo di figli. L’adozione rese Antonio erede di un notevolissimo patrimonio e gli permise di iniziare una promettente carriera politica.All’epoca era diffuso lo scambio fra i rampolli delle famiglie nobiliari, che necessitavano di rinsanguare il loro casato in carenza di figli maschi. Ricoprì incarichi pubblici sia durante il Principato dei Baciocchi che nel Ducato, diventando Ministro della Pubblica Istruzione e, poi, presidente del Consiglio di Stato. Nel 1847 entrò in contrasto con il duca Carlo Ludovico di Borbone il quale respingeva le sue proposte riformatrici, contribuendo forse alla decisione di fargli anticipare la cessione della città al Granducato di Toscana. Il Mazzarosa fu considerato un liberale moderato e sotto la sua presidenza il Consiglio di Stato emanava, nel 1847, il provvedimento che ampliava la libertà di stampa, ammettendo anche una controllata pubblicazione di giornali politici. Cultore delle memorie cittadine, scrisse la “Storia di Lucca” in cinque volumi e collaborò a vari giornali, locali e fiorentini. Portato più al confronto con argomenti tecnici, scientifici e amministrativi, scrisse saggi sull’agricoltura lucchese, della quale cercò di migliorare la qualità, facendosi artefice, come nel caso della produzione di lana, dell’introduzione nel Ducato delle pecore Merinos. Prese parte attiva a vari comitati tecnico-scientifici e fu il presidente, nel 1843, del quinto Congresso degli Scienziati che ebbe sede proprio a Lucca. In tale consesso, il Mazzarosa difese il sistema agricolo lucchese dagli attacchi di scarsa modernità. Secondo lui, grazie ai Baciocchi che avevano liberato molta terra prima immobilizzata nelle mani della Chiesa e della nobiltà, si era giunti ad ottenere un buon rendimento agricolo e la divisione della proprietà favoriva gli investimenti, garantendo un discreto tenore di vita per i contadini. Ad un selvaggio sviluppo capitalistico era preferibile – a suo giudizio –  l’equilibrio esistente, basato su un forte autoconsumo e una discreta esportazione di olio, con l’integrazione dei redditi tramite il lavoro a domicilio e con la classica valvola di sfogo dell’emigrazione verso la Corsica, la Maremma o addirittura, oltreoceano.

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