Anche Giannini di Repubblica all’attacco dei piani del Monte dei Paschi in una conversazione con il Banchiere Anziano
Per dire quello che pensa lui, l’editorialista di Repubblica Massimo Giannini si affida a una conversazione, che ritengo immaginaria, con quello che chiama il Banchiere Anziano e sottolinea la forza d’urto del capo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina. “Dopo l’estate rovente, arriva l’autunno caldo. Dai che ricominciamo a divertirci un po’…”. Dal suo buen ritiro dolomitico, il Banchiere Anziano si gode gli ultimi scampoli di vacanza. Ma non si è perso una battuta, di questa scoppiettante Ripartenza del risiko bancario.
A partire, ovviamente, dalle contromosse sul Monte dei Paschi avviate da Luigi Lovaglio per respingere l’assedio di Carlo Messina. «Ma io te l’avevo detto fin dal primo momento – osserva – per quanto il ceo di Siena si batta, è un cavallo scosso, e per come la vedo io è impossibile che riesca a soffiare il Palio a Intesa Sanpaolo. Ti ricordi quando si diceva che quel colosso lì è il vero Ministero delle attività produttive d’Italia? Messina ha una forza d’urto enorme, che prescinde dalla bontà o meno dell’Opas che ha lanciato su Mps-Mediobanca-Generali. Guarda come la stanno trattando i giornali finanziari, italiani e internazionali: nessuno gli si mette contro, nessuno alza un ditino, anche solo per sottolineare le incognite dell’operazione sul fronte Antitrust. Non vedi che persino il presidente di Confindustria Orsini si è spellato le mani, per applaudire la discesa in campo di Ca’ de Sass…».
Qualcuno che però sì è schierato a favore di Lovaglio c’è, faccio notare, e sono i patrioti al comando. Prima Meloni, che ha invocato la difesa dell’identità e dell’integrità territoriale di Rocca Salimbeni. E adesso si è aggiunto anche Salvini. Il leader ammaccato del Carroccio interviene per la prima volta sulla doppia offerta di Lovaglio, mettendo le mani avanti con la solita premessa pelosa: «Non entro nel merito di scelte che farà il mercato…», dice nel momento esatto in cui su quelle scelte ci sta entrando a piedi pari. E poi aggiunge: «La proposta di Lovaglio è molto interessante, e avendo io contribuito al salvataggio di Mps, che era stata devastata dalle sinistre, mi piacerebbe che fosse promotrice del terzo polo bancario per le piccole e medie imprese, degli sportelli territoriali e che possa fare concorrenza a Unicredit e Intesa…».
Il Banchiere Anziano scoppia a ridere: «E meno male che non vuole entrare in scelte che deve fare il mercato! Il povero Capitan Matteo, scaricato dai maggiorenti leghisti, non sa di cosa parla: fare concorrenza a Intesa e Unicredit, figuriamoci… Comunque, la politica interviene a sostegno di Lovaglio perché ancora una volta fa il gioco sporco: non gli interessa certo supportare il tentativo legittimo e comunque apprezzabile di un bravo manager che difende il lavoro di risanamento e rilancio che ha fatto a Siena in questi anni, ma solo continuare a mettere il cappello della destra su un pezzo di mondo bancario, come avevano fatto con la privatizzazione pilotata del Monte e poi con l’Opas di Stato su Mediobanca. Ma siamo onesti: sono tentativi patetici, che stavolta non vanno da nessuna parte. Tu l’hai scritto e Messina l’ha detto, draghianamente: “l’offerta andrà in porto whatever it takes”. È tanto vero, il vaticinio del Banchiere Anziano, che il deus ex machina di Intesa San Paolo – come non a caso aveva anticipato il Sole 24 Ore – ha appena presentato alla Consob il suo esposto-denuncia contro la doppia Ops di Lovaglio, «finalizzata a tutelare l’integrità del mercato, e la corretta informazione, verso tutti gli azionisti e a evidenziare in particolare la necessità del rispetto della normativa vigente, con riferimento tra l’altro alla cosiddetta passivity rule».
Da questo punto di vista, Lovaglio si sta muovendo sul filo, e questo è pacifico: il suo piano, a Opas di Intesa già in pista, è stato approvato dal board a maggioranza, con l’astensione dei quattro consiglieri di minoranza ancora in carica (a eccezione di Corrado Passera, che ha votato a favore). Che succederà adesso? «Che queste grosse partite della finanza finiscano in carte bollate rientra nella migliore tradizione italica – osserva il Banchiere Anziano – ma a parte questo la mossa di Messina è molto intrigante non tanto per il merito ma per il metodo: che farà la ‘nuova Consob’ guidata da Guido Stazi? Per lui è il battesimo di fuoco. Per più di due anni, e qui l’abbiamo denunciato più volte, la Consob di Paolo Savona ha dormito il sonno degli ingiusti. Ora dobbiamo verificare se col nuovo corso lo Sceriffo della Borsa uscirà finalmente dal suo lungo letargo. Mi risulta che mercoledì scorso Stazi abbia riunito la Commissione per la prima volta. Ora, a prescindere da come tratteranno l’esposto di Messina, spero almeno che si siano accorti che nella finanza tricolore, dal novembre 2024, sta succedendo di tutto. È tempo che la Consob ci butti un occhio».


