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Alla Biennale vanno in scena l’audacia, la libertà ma soprattutto l’arte retorica di Buttafuoco

Francesco Cundari su Linkiesta si occupa della Biennale di Venezia. Ci mancava solo la posa da “fascista libertario”, protetto dalla furbesca, reiterata e deferente citazione del capo dello stato, prontamente rivoltata in motto para-dannunziano dal presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, che ieri ha virilmente scandito: «Andare avanti, avere audacia, sviluppare e realizzare in libertà i vostri progetti: questo, mi raccomando, è il presidente della Repubblica». E subito dopo: «Sergio Mattarella, il capo dello stato, cui dobbiamo riconoscenza e rispetto, ha detto chiaramente ai David di Donatello qual è il mandato del lavoro artistico-culturale: libertà e audacia.

Ho visto scorrere un titolo nelle all-news: “Siate liberi e audaci”. Ed è così». E poi ancora: «E quindi la libertà e l’audacia, che sono alla radice dello ius, della civiltà del diritto: quella dottrina di cui Sergio Mattarella, il capo dello stato, è maestro». In queste parole c’è tutta l’audacia, la libertà e direi anche l’arte retorica non soltanto di Buttafuoco, ma di una parte d’Italia, eterna e indistruttibile, sempre in bilico tra Mussolini e Monicelli. Senza dimenticare il bel mondo politico e cultural-giornalistico che lo difende e lo applaude come intellettuale scomodo, libero e indipendente. Ennesima e non necessaria conferma della mia più profonda convinzione a proposito del nostro cosiddetto carattere nazionale. C’è poco da fare, in Italia gli anticonformisti sono sempre una maggioranza schiacciante.

Alla Biennale vanno in scena l’audacia, la libertà ma soprattutto l’arte retorica di Buttafuoco

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