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Al Monte si rafforza Caltagirone con un investimento di 500 milioni ma Lovaglio resiste

StartMag fa il punto sull’assemblea degli azionisti della Banca Monte dei Paschi che si terrà il 15 aprile.

Le raccomandazioni di Iss e Glass Lewis, entrambe favorevoli alla lista del cda e al nome di Palermo, insieme alle prime indicazioni dei fondi americani, potrebbero orientare i grandi asset manager globali.

Sotto osservazione ci sono soprattutto BlackRock, Vanguard e Norges Bank, che insieme sfiorano il 10% del capitale del Monte. Si tratta di colossi globali del risparmio gestito: BlackRock, il più grande asset manager al mondo, gestisce migliaia di miliardi di dollari, mentre Vanguard supera i 10mila miliardi e Norges – fondo sovrano norvegese – amministra asset per circa 2mila miliardi.

BlackRock, il fondo del leggendario Larry Fink, è tornato sopra il 5% alla vigilia della record date, rafforzando ulteriormente il proprio peso nella partita.

Eppure il quadro resta sfumato. Come ricordato qualche giorno fa da Startmag, Pierluigi Tortora – promotore della lista alternativa con Luigi Lovaglio – sostiene che proprio BlackRock, Vanguard e Norges sarebbero dalla parte della sua lista. Una versione che si scontra con il peso delle raccomandazioni dei proxy advisor e con i primi orientamenti emersi, ma che contribuisce ad alimentare l’incertezza.

Se i fondi rappresentano la chiave della partita, il fronte dei soci italiani resta determinante per costruire le basi di consenso. Francesco Gaetano Caltagirone ha rafforzato la propria posizione portando la quota al 13,5%, con un investimento stimato intorno ai 500 milioni, consolidando il ruolo di secondo azionista dietro Delfin, la holding che fa capo alla famiglia Del Vecchio e guidata da Francesco Milleri, che mantiene il 17,5%.

Ed è proprio Delfin a rappresentare il principale punto interrogativo. La holding ha depositato le azioni e sarà quindi presente all’assemblea, ma secondo diverse ricostruzioni potrebbe optare per l’astensione. Una scelta di prudenza forse dettata da valutazioni di rischio legate all’indagine della procura milanese sul presunto concerto tra soci.

Attorno alla lista del consiglio di amministrazione si sta formando un blocco che coinvolge anche il mondo delle casse previdenziali. Enasarco, con una quota attorno all’1,15%, viene indicata tra i sostenitori del board. Anche Enpam – pur avendo ridotto progressivamente la propria partecipazione fino a circa lo 0,3% – secondo le ricostruzioni di stampa dovrebbe votare a favore della lista del cda. Il perimetro si allarga se si includono altri fondi e investitori minori che, secondo quanto si apprende, porterebbero questo aggregato fino a circa il 5%.

Si tratta di un sostegno che va oltre il peso numerico, perché riflette un orientamento più ampio del sistema delle casse, tradizionalmente attento ai temi di stabilità e governance.

Resta invece ancora incerta la posizione di Banco Bpm, titolare di circa il 3,7% del capitale. L’istituto non ha ancora sciolto le riserve e secondo alcune fonti di stampa potrebbe oscillare tra l’astensione e un eventuale voto a favore della lista principale. Una scelta che, in un contesto così equilibrato, potrebbe risultare decisiva.

Sul fondo si staglia anche l’assenza del Ministero dell’Economia, che con circa il 4,6% non parteciperà all’assemblea. Una decisione coerente con la linea del governo di non intervenire nella governance del Monte, e che di fatto aumenta il peso relativo degli investitori privati.

Che succederà? La sfida potrebbe decidersi sul filo di lana.

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