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Politica

Al di là della gentilezza formale non si può schedare un turista in base al passaporto

Era il maggio di quest’anno quando su tutti i media finì il caso di Poggibonsi, similare per certi versi a quanto accaduto ad un B&B della Val d’Orcia alcuni giorni fa. L’agriturismo ricostruisce la vicenda sui propri social e riferisce la vicenda La Nazione.

“In merito alle notizie parziali ed errate circolate in questi giorni sulla nostra struttura, la direzione ritiene doveroso ricostruire e chiarire lo svolgimento dei fatti – si legge sulla pagina Instagram – Una turista aveva prenotato una camera dal 21 al 23 settembre. Abbiamo scambiato dei messaggi e confermato disponibilità e prezzo della camera. Al momento della conferma della prenotazione, vedendo che la turista era di nazionalità israeliana, abbiamo voluto chiarire che la nostra struttura ricettiva supporta il Bds e aderisce alla rete SPLAI (Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana) e abbiamo inviato un messaggio educato e rispettoso, che diceva testualmente ’Mi scusi, vedo che siete israeliani. Per trasparenza, noi supportiamo il BDS e la sua campagna ’No Room for Genocide’. Non vogliamo supportare le politiche dello stato di Israele in alcun modo e condanniamo categoricamente coloro che praticano sistemi di ingiustizia e oppressione. Siamo solidali con il popolo palestinese. Questa campagna che noi supportiamo, prende posizione contro l’occupazione militare israeliana e si impegna a non contribuire in alcun modo alle gravi violazioni dei diritti umani commesse da Israele, ed a favore dei diritti fondamentali alla libertà del popolo Palestinese. Spero possiate comprendere’. A seguito di questo messaggio, l’ospite ha cancellato unilateralmente la sua prenotazione. Non abbiamo quindi cancellato noi la prenotazione né sollevato obiezioni circa il suo soggiorno, ma abbiamo voluto spiegare in modo trasparente le nostre posizioni in modo proattivo prima del soggiorno”.

Il caso comunque ha suscitato dibattito tanto da finire su Jerusalem Post. Ed era emerso sulla pagina social ‘Noi che amiamo Israele’: “Una turista israeliana prenota due notti in un B&B toscano. Quando la struttura viene a conoscenza della sua nazionalità, le invia un messaggio per informarla della propria opposizione alle politiche d’Israele e della propria adesione a una campagna che accusa lo Stato israeliano di genocidio. Non le viene formalmente negato il soggiorno. Il messaggio, tuttavia, è inviato proprio perché israeliana e produce un risultato inequivocabile: la cliente si sente indesiderata e cancella la prenotazione. Non risulta che qualcuno abbia verificato le sue opinioni, i suoi comportamenti o eventuali responsabilità personali. È bastato il passaporto per sottoporla a una sorta di avvertimento politico preventivo. Se il medesimo trattamento fosse stato riservato a un’altra nazionalità, a un gruppo etnico o religioso, a una categoria sociale o a persone definite dal proprio orientamento sessuale, sarebbe scoppiato uno scandalo di proporzioni bibliche”.

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