Ad Arezzo è già tempo di rimpastino
Lo chiameremo rimpastino. Il Corriere di Arezzo fa il punto sulle nomine. A meno di quattro mesi dalla presentazione della nuova giunta comunale, l’amministrazione guidata dal sindaco Comanducci (nella foto) e del vice Gamurrini potrebbe avere già necessità di aggiustamenti. I partiti di centrodestraspingono forte e hanno messo sul piatto le richieste con i nomi e cognomi dei cosiddetti delusi, o scontenti, o come si vogliono chiamare. Sarebbero in vista delle deleghe mirate, per coinvolgerli nella squadra del governo cittadino allargata.
Il mal di pancia di Federico Scapecchi (Forza Italia) è noto: la mancata conferma ad assessore allo sport è stata figlia del meccanismo delle quote rosa. Un’esclusione vissuta da Scapecchi e non solo da lui come un’ingiustizia e ora posta dal suo partito, Forza Italia, sul tavolo del sindaco per trovare una soluzione prima che magari il rapporto con il capogruppo azzurro in consiglio comunale possa deteriorarsi. Terzo per numero di consensi personali nel centrodestra, radicato nel mondo delle società sportive del territorio, Scapecchi potrebbe riprendere il filo del discorso spezzato a primavera. Con Antonella Di Tommaso, attuale assessore allo sport oltre ad altre deleghe, che vedrebbe ridisegnato il suo perimetro operativo. Nel frattempo Scapecchi (presidente della commissione consiliare sport) non ha mai mollato l’attenzione sul tema a lui caro e si può definire allenato e pronto a ridiscendere in campo. Nell’intervista realizzata da David Faltoni per Alò Tv ha esposto chiaramente il suo pensiero.
Ma è effervescente la situazione anche in Fratelli d’Italia, dove ad essere rimasti fuori dalla distribuzione di incarichi sono in più. Qui si parla dell’attribuzione della delega alla sicurezza a Francesco Palazzini, attuale capogruppo. Nella lista dei non valorizzati figurano Renato Viscovo, Francesca Lucherini e Giovanna Carelettini, ex assessori. Bilanciamenti forse da trovare.
Acque calme nella Lega. Situazione da decifrare nel composito mondo della lista Fare, un laboratorio aperto formato da aretini di stretta vicinanza a Comanducci-Gamurrini, dall’area che ruota intorno a Piero Melani Graverini e da ex di Ora Ghinelli. A proposito, la nomina di Sandro Sarri a presidente di Aisa Impianti sembra assodata, ma scatterà con la quadratura generale per le altre caselle da riempire. Che sono: Fraternita dei Laici, Thevenin, Biblioteca e cda della Casa Pia. Tra i nomi che volteggiano ci sono anche quelli di Alessandro Artini per la Fraternita (alto profilo ma non in discontinuità con l’era Ghinelli), e Lucia Cherici.
Mentre l’idillio tra aretini e nuovi amministratori di palazzo Cavallo vive ancora la sua fase propulsiva iniziale in attesa di opere e scelte, al netto delle irrequietezze tra componenti della maggioranza di centrodestra, il tema Provincia continua a strisciare. Chi sarà il presidente dopo Alessandro Polcri? La scadenza del mandato è il 18 dicembre, ma il primo cittadino di Anghiari può allungare di tre mesi, a rigore di legge, prima di convocare le elezioni. Si arriva così a marzo. Quando potrebbe anche cambiare il consiglio provinciale per effetto delle elezioni amministrative. Il presidente della Provincia deve essere un sindaco e potrebbe spettare ad Arezzo, quindi a Marcello Comanducci. Ma le ultime volte il capoluogo ha sempre concesso spazio al territorio. Nel centrodestra c’è una spinta forte verso Mario Agnelli (Lega) che piace ad una fetta di peso in Fratelli d’Italia; mentre un’altra spinta forte converge su Filippo Vagnoli, sindaco di Bibbiena o Marco Ermini, sindaco di Castiglion Fibocchi. C’è chi ha prospettato una terza via, intorno al sindaco civico di Pratovecchio – Stia, Luca Santini, operazione che potrebbe vedere il centrosinistra esercitare un ruolo, come avvenuto per Polcri quando superò Silvia Chiassai. Giochi in atto, ma c’è tempo.





