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A Prato l’idea Meloni è inapplicabile e il sindaco Biffoni invita la premier

“Una a proposta inapplicabile. La scuola pubblica non ha bisogno di vincoli numerici ma di strumenti concreti e risorse che permettano di gestire l’integrazione con competenza e serenità”. Una proposta inapplicabile, di sicuro a Prato. Non ha dubbi il sindaco Matteo Biffoni che dopo l’annuncio del Governo dell’introduzione per legge di un numero massimo di studenti stranieri per classe (tetto del 30%), scrive una lettera aperta alla premier Meloni, pubblicata da La Nazione. E Biffoni scrive da una delle realtà italiane simbolo della scuola multietnica, laboratorio di futuro, con i vantaggi che questo comporta, ma anche con infiniti e annosi problemi. Negli anni siamo arrivati a classi con oltre l’80% di studenti stranieri. 

“Gentile Presidente Meloni, io la capisco: si avvicina la campagna elettorale e lei ha bisogno di motivare un pezzo del suo elettorato (…) Ma non dimentichi mai che lei è la Presidente del Consiglio e le sue parole hanno un peso specifico che si riverbera sull’intero territorio nazionale”. Ricorda, Biffoni, che a Prato la presenza di studenti non italiani supera di gran lunga la media nazionale dell’11,6%. E “in diverse scuole dell’infanzia e primarie il tetto del 30% è semplicemente inapplicabile”, dice. “Rispettare un limite rigido imporrebbe due alternative parimenti insostenibili: negare il diritto allo studio a bambini residenti nel nostro comune o costringere famiglie ed educatori a complessi trasferimenti verso plessi distanti chilometri dalle proprie abitazioni, minando il principio fondamentale della scuola di prossimità”, scrive Biffoni. Passa poi ai problemi veri e urgenti della scuola pratese. Come la dispersione e il ritardo scolastico che qui si attesta intorno all’11%, “posizionando la città tra quelle con i valori più alti a livello nazionale, con una stima di oltre 500 giovani che lasciano la scuola ogni anno senza completare il percorso o conseguire un titolo superiore”. “A questo si aggiunge il fenomeno specifico di circa 300 minorenni residenti che non risultano mai stati iscritti ad alcun istituto scolastico (quasi il 75% di nazionalità cinese) e una carenza di competenze di base per cui quasi 1 studente su 2 conclude il ciclo delle scuole medie senza raggiungere competenze alfabetiche adeguate negli standard nazionali”.

Insomma, dice Biffoni, non servono lacci, vincoli, alla scuola servono “strumenti concreti e risorse che permettano di gestire l’integrazione con competenza e serenità”. Dunque “strumenti e fondi per governare i processi di integrazione. Per affrontare e superare con successo questa complessità abbiamo bisogno di risposte strutturali e risorse adeguate”. Servono “quattrini veri” da investire negli edifici scolastici, ma “soprattutto nelle persone”. “In una realtà come quella di Prato – continua nella sue lettera Biffoni – servono insegnanti specializzati nell’insegnamento dell’italiano L2 per i ragazzi neo arrivati sostenuti da mediatori linguistico-culturali pronti a facilitare il percorso didattico. Servono figure come gli ‘educatori di corridoio’ e progetti mirati per inserire facilitatori nelle classi, affinché si possa stabilire un canale di comunicazione costante e proficuo con le famiglie d’origine”.

Biffoni ricorda che la missione civile della scuola è formare i cittadini di domani. E non si raggiunge, scrive, con la “frammentazione” o “l’esclusione”. “Crediamo che l’obiettivo di fondo per chi governa debba essere quello di accompagnare gli studenti (tutti, nessuno escluso) nel percorso di cittadinanza rendendoli parte attiva della comunità, perché è solo investendo sull’inclusione che si fa crescere l’intera società”. Investire sulla scuola significa, insomma, investire sul futuro dell’Italia. Ma servono soluzioni strutturali. “Lo chieda ai miei colleghi di Brescia, Piacenza, Parma, Mantova, Modena – scrive Biffoni rivolgendosi alla premier – Trasformare l’aula scolastica in un luogo di vera integrazione non è una questione locale o di emergenza, ma la chiave per costruire un’Italia più forte, unita e consapevole”. Biffoni chiude con un invito a Meloni: “Presidente, venga a Prato. Non in campagna elettorale, ma come Presidente del Consiglio, vorrei mostrarle quanto la sua proposta sia inapplicabile e non utile al futuro di questo Paese”.

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