A Meloni manca una visione dell’Europa come potenza politica e privilegia le sovranità nazionali
Alessandro De Angelis su La Stampa analizza la posizione di Giorgia Meloni sull’Ucraina dopo le comunicazioni in Parlamento in vista del Consiglio europeo. Per l’autore non si tratta ancora di una svolta compiuta, perché alla premier manca una visione dell’Europa come potenza politica capace di incidere negli equilibri internazionali. Meloni continua infatti a privilegiare le sovranità nazionali rispetto a una maggiore integrazione europea. De Angelis riconosce tuttavia il significato della conferma del sostegno a Kiev, arrivata mentre Donald Trump ha allentato le sanzioni sul petrolio russo e messo in discussione il supporto a Volodymyr Zelensky. La posizione della premier rappresenta, secondo l’autore, un elemento di continuità nella risposta occidentale e assume anche un valore politico interno. Lo dimostra l’invito a individuare un negoziatore europeo per trattare con Mosca, in linea con le posizioni espresse dal presidente Sergio Mattarella. Resta aperto il nodo del nuovo decreto sugli aiuti militari all’Ucraina, frenato dai distinguo nella maggioranza. La questione mette inoltre in evidenza le divisioni tra le forze politiche italiane.
Meloni si confronta apertamente con Roberto Vannacci e con le posizioni contrarie al sostegno a Kiev presenti a destra, mentre nel centrosinistra Elly Schlein non riesce, secondo De Angelis, a contrastare la linea di Giuseppe Conte, contrario all’invio di armi. La segretaria dem si è astenuta sulla mozione di Conte, pur avendo sostenuto in precedenza l’invio di armamenti. La conclusione dell’autore è che il sostegno all’Ucraina, pur necessario, non basta senza un’Europa dotata di una politica estera e di difesa comune e capace di superare il diritto di veto. Al tempo stesso, rinunciare a Kiev significherebbe, nella lettura di De Angelis, abdicare alle responsabilità europee e assecondare gli obiettivi di Trump e Putin a scapito di un popolo che lotta per la propria libertà.





