Il giallo senza fine di Epstein, spunta un biglietto di addio ma il mistero resta intatto
Ariel Piccini Warschauer.
Il caso che ha fatto tremare i palazzi del potere globale si arricchisce di un nuovo, inquietante capitolo. A distanza di anni dalla morte di Jeffrey Epstein, il finanziere dei “vip” accusato di traffico sessuale di minori, spunta un documento che riaccende i riflettori sulle zone d’ombra della sua fine nel carcere di Manhattan. Un giudice di New York ha infatti ordinato la pubblicazione di una nota scritta a mano, una sorta di ultimo saluto scarabocchiato su un foglio giallo, che Epstein avrebbe lasciato prima di morire.
“Scegliere il momento”
Le parole riportate sul verbale del tribunale sono taglienti, quasi una sfida postuma: «È un privilegio poter scegliere il momento per dire addio», si legge nel testo autografo. E ancora, con un tono che oscilla tra il vittimismo e l’arroganza: «Mi hanno indagato per un mese – Non hanno trovato NULLA!!! Così sono scaturite accuse vecchie di 15 anni. Cosa volete che faccia – Scoppiare a piangere!! Nessun divertimento – Non ne vale la pena!!».
Il documento è stato reso pubblico dal giudice distrettuale Kenneth Karas dopo una battaglia legale sollevata dal New York Times. Ma, come spesso accade in questa vicenda, c’è un dettaglio che trasforma la notizia in un nuovo enigma: la nota non è stata trovata dagli investigatori federali, ma consegnata dai legali di Nicholas Tartaglione, l’ex poliziotto condannato per omicidio che divise la cella con Epstein per due settimane nel luglio 2019.
Ombre e omissioni
Com’è possibile che un documento così rilevante sia sfuggito ai controlli del Dipartimento di Giustizia e sia rimasto per anni nelle mani di un compagno di cella? Secondo la ricostruzione, Tartaglione avrebbe trovato il foglio infilato tra le pagine di un libro. Eppure, quel biglietto non figura tra i milioni di documenti ufficiali passati al setaccio in questi anni. Un’assenza che alimenta i sospetti di chi, fin dal primo giorno, non ha mai creduto alla tesi del suicidio solitario.
Il giudice Karas, pur autorizzando la diffusione del documento in nome del diritto all’informazione, è stato chiaro: la corte non garantisce l’autenticità della nota né la correttezza della sua custodia. In altre parole: il biglietto esiste, ma se sia stato davvero Epstein a scriverlo — o se sia parte di un’operazione diversa — resta tutto da dimostrare.
Un archivio di segreti
La pubblicazione arriva in un momento in cui l’opinione pubblica continua a interrogarsi sui legami di Epstein con il jet-set internazionale, dai reali britannici ai vertici della politica americana. Se il biglietto fosse autentico, confermerebbe l’immagine di un uomo che, vistosi con le spalle al muro e consapevole che il suo impero di ricatti stava crollando, avrebbe deciso di “uscire di scena” alle sue condizioni.
Ma per molti, quel foglio giallo è solo l’ennesimo tassello di un puzzle volutamente incompleto. Epstein è morto, ma i segreti che portava con sé continuano a pesare come macigni. E questo “messaggio dalla tomba” non sembra destinato a chiudere il caso, ma a renderlo, se possibile, ancora più torbido.





