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Il principe William e il conto con il fisco, ecco quanto versa (davvero) l’erede al trono

Ariel Piccini Warschauer.

Non lo vedrete mai sventolare la sua dichiarazione dei redditi tra i corridoi di Kensington Palace. La riservatezza, si sa, è il marchio di fabbrica dei Windsor, specialmente quando si parla di portafoglio. Eppure, nonostante il muro di silenzio, i conti iniziano a tornare. Anzi, a traboccare. Secondo un’indagine congiunta del Sunday Times e di Channel 4, il Principe William non è solo l’erede al trono, ma anche uno dei contribuenti più “generosi” (e monitorati) del Regno Unito.

La cifra che sta facendo sussurrare i salotti londinesi è di quelle che lasciano il segno: 7,15 milioni di euro. È questo il contributo che il Principe di Galles avrebbe versato al fisco britannico nell’ultimo anno, derivante principalmente dalle rendite del mastodontico Ducato di Cornovaglia.

Per dare un’idea della portata, William rientra ufficialmente nello 0,0002% dei contribuenti top della nazione. Non proprio un suddito qualunque. Il messaggio che arriva da Palazzo è chiaro: William paga tutto, e lo paga al massimo. “Il Principe versa l’aliquota massima sull’imposta sul reddito e sulle plusvalenze”, fa sapere un portavoce, quasi a voler spegnere sul nascere ogni possibile polemica sui privilegi della Corona.

L’Impero del Ducato

Il motore di questa ricchezza è un’istituzione che affonda le radici nel Medioevo. Fondato nel 1337 per garantire l’indipendenza finanziaria all’erede al trono, il Ducato di Cornovaglia è oggi un impero immobiliare e terriero che vale oltre un miliardo di euro. Ogni anno, produce utili per circa 20 milioni di euro.

Ma se il Re Carlo III, da Principe, gestiva il Ducato con un approccio più tradizionale, William sembra voler imprimere una svolta moderna e, se vogliamo, più “etica”.

La vera notizia che scalda il cuore dei sudditi — e dei tabloid — non è solo quanto paga, ma a cosa ha deciso di rinunciare. Il Sunday Times ha rivelato che William ha smesso di incassare i canoni d’affitto per diversi edifici di pubblica utilità. Caserme dei vigili del fuoco, stazioni di salvataggio e centri sportivi situati sulle sue terre non dovranno più versare l’obolo al futuro Re.

Un gesto che profuma di rebranding. In un momento storico in cui la monarchia deve giustificare ogni sterlina spesa, William sceglie la via della trasparenza parziale: non pubblica il modulo delle tasse, ma fa sapere a chi rinuncia. È la strategia del “Re moderno”: consapevole della propria ricchezza, ma ansioso di dimostrare che quel miliardo di euro non serve solo a mantenere uno stile di vita dorato, ma a sostenere il tessuto sociale del Paese.

Mentre la Royal Family attraversa un decennio di transizione e sfide comunicative, William gioca la carta della responsabilità fiscale. Pagare le tasse, nel 2026, è diventato il nuovo atto di devozione verso la nazione. E con un assegno da 7 milioni, il Principe di Galles ha appena comprato un altro pezzetto di consenso popolare.

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