Che succede al Monte dei Paschi e dintorni
Valentina Nicoli su StartMag descrive la situazione attuale della Banca Monte dei Paschi e delinea le mosse future in un delicato l’equilibrio che prevede maggioranze qualificate, in base alle regole interne su decisioni strategiche che richiedono il voto favorevole dei due terzi del consiglio. È su questo terreno che la minoranza, pur ridimensionata, può ancora giocare un ruolo non marginale.
Il prossimo banco di prova sarà l’approvazione della trimestrale, attesa per l’11 maggio (posticipata dal calendario iniziale): un passaggio che richiederà coesione almeno formale all’interno del board. Subito dopo, la vera partita: quella sull’operazione Mediobanca, destinata a passare dal vaglio delle assemblee.
Il caso Vivaldi
Il momento di maggiore tensione si è registrato però sul caso di Carlo Vivaldi. Più che un detonatore, è stato un elemento di forte conflittualità interna, come evidenziato anche dal Corriere.
Vivaldi siede infatti anche nel consiglio di amministrazione di Banca Mediolanum, dove è membro del comitato rischi: una posizione che, alla luce della normativa rafforzata dalla recente legge capitali, configura un’incompatibilità con incarichi analoghi in una banca concorrente, rendendo il conflitto non più tollerabile secondo lo statuto aggiornato di Mps.
Manager con oltre trent’anni di carriera in Unicredit, con ruoli apicali anche a livello internazionale, Vivaldi rappresentava uno dei profili più solidi della lista del cda uscente. Non a caso era stato inizialmente indicato tra i tre possibili candidati alla carica di amministratore delegato insieme a Corrado Passera e Fabrizio Palermo.
La sua uscita ridisegna inevitabilmente gli equilibri interni, privando la minoranza di una figura di peso e aprendo una nuova partita sulla sua sostituzione.
Brancadoro e la rete di relazioni
Il primo nome in ordine di lista è quello di Gianluca Brancadoro, giurista e avvocato cassazionista con una lunga esperienza nella consulenza a gruppi bancari, finanziari e industriali, oltre che in operazioni straordinarie e ristrutturazioni complesse.
Un profilo tecnico, con incarichi di rilievo anche su mandato di Bce, Consob e Banca d’Italia, e una carriera costruita tra accademia e pratica professionale. Tra le sue attività figura anche la consulenza legale per Acea, definendo così un perimetro di relazioni che tocca anche l’area Caltagirone.
L’ipotesi Alessandro Caltagirone
Se Brancadoro dovesse rinunciare, la scelta ricadrebbe su Alessandro Caltagirone, figlio di Francesco Gaetano. Imprenditore attivo nel gruppo di famiglia, con un ruolo crescente nelle attività industriali e finanziarie, rappresenterebbe un ingresso dal forte valore simbolico oltre che strategico.
Già in passato aveva sfiorato la conferma nel board, salvo poi fare un passo indietro anche per ragioni legate agli equilibri complessivi e alla rappresentanza di genere. Un suo eventuale ingresso oggi cambierebbe sensibilmente la percezione degli equilibri interni.
La presenza diretta o indiretta di uomini riconducibili all’area Caltagirone nei comitati – da Palermo nelle parti correlate a Passera nelle nomine – potrebbe trasformarsi in una sorta di recupero di influenza, seppur parziale.
Lovaglio accelera su Mediobanca
Nel frattempo Lovaglio guarda avanti. L’obiettivo è stringere i tempi sula fusione di Mediobanca, arrivando a convocare entro l’estate le assemblee delle due banche. Per il delisting si dovrà invece attendere qualche mese in più.
Un’accelerazione che punta a chiudere rapidamente una partita industriale e finanziaria complessa, ma che inevitabilmente si intreccia con gli equilibri interni al cda e con le diverse visioni strategiche presenti nel board, a partire proprio da quelle emerse nei rapporti con Caltagirone.
Su Siena, intanto, restano accesi, i fari della Consob, che dalle tensioni di marzo ha avviato un monitoraggio serrato acquisendo anche i verbali delle riunioni del cda. Segno che, al di là degli equilibri appena definiti, la partita resta aperta.
Né si ferma l’indagine della Procura sull’operazione Mps-Mediobanca: i magistrati milanesi hanno infatti scritto ai presidenti di Camera e Senato per chiedere l’autorizzazione a una visione delle chat contenute nel telefonino dell’ex direttore generale del Mef Marcello Sala e i nove parlamentari con cui Sala ha riferito di aver scambiato messaggi. E cioè i ministri Giorgetti e Salvini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fazzolari, il viceministro Leo, il sottosegretario Freni e i parlamentari Rixi, Romeo, Centemero e Misiani.




