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Israele, la svolta drusa: nasce “Alleanza dei fratelli” il primo partito per l’autonomia politica della minoranza

Ariel Piccini Warschauer.

Per decenni sono stati definiti i “fratelli di sangue” dello Stato ebraico, pilastri dell’esercito e dell’integrazione patriottica. Oggi, però, la comunità drusa d’Israele sembra aver deciso che il sangue versato non basta più a garantire una voce a Gerusalemme. Con un annuncio destinato a scuotere gli equilibri delle prossime elezioni, è nato ufficialmente “Alleanza dei Fratelli” (Brit Ahim), il primo partito interamente druso che punta a una rappresentanza indipendente alla Knesset.

A guidare la sfida è il colonnello della riserva Wajdi Sarhan, già comandante del battaglione druso dell’IDF e veterano della guerra del Libano del 2006. La scelta del luogo per il lancio non è stata casuale: Majdal Shams, sulle alture del Golan, cuore pulsante di una comunità che oggi vive un profondo senso di disillusione verso la politica tradizionale.

La fine del “voto disperso”

Il messaggio di Sarhan è netto: “È tempo di cambiare l’equazione”. Per anni, il voto druso si è frammentato tra i grandi partiti sionisti, dal Likud a Meretz, passando per Yisrael Beytenu. Tuttavia, questa integrazione ha prodotto risultati deludenti. Nelle ultime elezioni del 2022, la rappresentanza drusa è scivolata ai minimi storici: un solo parlamentare, Hamad Amr, eletto nelle file di Avigdor Liberman.

“Siamo partner a pieno titolo nei doveri, ma non nei diritti”, ha incalzato Sarhan. Il riferimento, neanche troppo velato, è alle tensioni nate negli ultimi anni attorno alla Legge sullo Stato-Nazione e alle problematiche legate alla pianificazione edilizia nei villaggi drusi, temi che la comunità percepisce come tradimenti del “patto di vita” con lo Stato.

L’ago della bilancia

Le proiezioni interne del nuovo partito sono ambiziose: l’obiettivo è conquistare due seggi. In un sistema parlamentare frammentato come quello israeliano, due seggi possono fare la differenza tra la formazione di un governo e il ritorno alle urne. L’Alleanza dei Fratelli non si pone come un partito di opposizione allo Stato, ma come una “forza patriottica e statista” che vuole negoziare da una posizione di forza, rifiutando di essere un semplice “timbro di gomma” per le agende altrui.

Una sfida all’astensionismo

La vera battaglia di Sarhan, tuttavia, sarà contro l’apatia. Nel 2022, solo il 25% dei drusi si è recato alle urne. Molti giovani, in particolare, si sentono distanti sia dai partiti ebraici sia da quelli arabi a maggioranza musulmana. “Alleanza dei Fratelli” scommette proprio su questo vuoto: trasformare il malcontento in una mobilitazione identitaria.

Mentre leader nazionali come Gadi Eisenkot promettono posti sicuri per i drusi nelle proprie liste per arginare l’emorragia di consensi, la nascita di questo movimento segna un punto di non ritorno. Se Sarhan riuscirà a superare la soglia elettorale, la politica israeliana dovrà imparare a parlare con una minoranza che non chiede più di essere “ospitata”, ma di sedersi al tavolo con le proprie chiavi in mano.

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