Con i soldati americani che se ne vanno l’Europa deve assumersi maggiori responsabilità
Paolo Gentiloni su La Repubblica scrive sul possibile ritiro di truppe americane da Europa — anche se simbolico — che segnala un cambiamento profondo negli equilibri dell’Occidente: gli Stati Uniti riducono il proprio ruolo di garanti della sicurezza, mentre la NATO viene svalutata da Donald Trump come una «tigre di carta». In questo contesto, gli europei non possono limitarsi alla nostalgia di un passato in cui Washington si faceva carico della difesa comune: devono assumersi maggiori responsabilità. Non per indebolire l’Alleanza atlantica, che resta essenziale soprattutto per la deterrenza nucleare, ma per rafforzarne il pilastro europeo. Questo disimpegno americano si accompagna anche a una minore attenzione verso l’Ucraina e segnala un Occidente più fragile di fronte alle autocrazie. Se l’Europa vuole difendere il proprio modello — fatto di democrazia, welfare e diritti — deve «diventare adulta», cioè dotarsi di una vera capacità autonoma di difesa. Gli investimenti militari stanno crescendo in molti Paesi, ma in modo disordinato e senza una strategia comune: ogni Stato continua a muoversi per conto proprio, spesso acquistando armamenti fuori dall’Europa e mantenendo sistemi duplicati e poco efficienti. Alcuni passi avanti esistono, come la discussione sull’applicazione dell’articolo 42.7 dei Trattati Ue, ma restano insufficienti. Il vero nodo è il paradosso europeo: invece di cogliere l’occasione per rafforzare il proprio ruolo nella NATO, molti Paesi esitano e rimpiangono una subordinazione agli Stati Uniti. Al contrario, sostiene Gentiloni, occorre rendere la NATO più europea, anche sul piano operativo e del comando, approfittando di un momento in cui gli stessi americani non ostacolerebbero questo riequilibrio. Senza una strategia comune, però, i rischi aumentano: non solo sprechi e inefficienze, ma anche nuovi squilibri tra gli Stati membri. Il caso della Germania è emblematico: il forte aumento della sua spesa militare potrebbe alterare gli equilibri europei se non inserito in un quadro condiviso. Per questo serve un salto di qualità: politiche industriali comuni, cooperazione militare e soprattutto finanziamenti europei. In questo senso, conclude l’autore, l’emissione di Eurobond per la difesa non è più un’opzione, ma una scelta necessaria e urgente.





