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Fibrillazione in crescita per le nomine nella Fondazione Mps ed enti nominanti in colpevole ritardo

Stefano Bisi.

Sale la fibrillazione nelle segrete stanze in vista delle nomine della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. La deputazione generale è convocata per il 22 aprile e dovrà procedere alla nomina dei cinque membri dell’attuale organo amministrativo oggi formato da Carlo Rossi (presidente di area centrosinistra), Monica Barbafiera (vicepresidente di centrodestra), Grazia Baiocchi (centrosinistra), Franco Vaselli (centrodestra), Stefano Bernardini (più o meno di centrosinistra, più o meno di centrodestra).

I nomi finora ipotizzati per la successione a Rossi, non più ricandidabile dopo due mandati, sono Pier Luigi Fabrizi, ex presidente di Banca Mps, già docente all’università Bocconi, e Mauro Rosati, direttore della Fondazione Qualivita e presidente di Mps Tenimenti.

Per Fabrizi sarebbero nove i voti disponibili ma servono undici per essere eletti e occorre pescare nell’altro schieramento; per Rosati, che nasce politicamente a sinistra, voterebbero i deputati generali di centrodestra (4 o 5 se consideriamo il civico Alessandro Piccini) spinti dal ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida, ma non sono sufficienti se almeno 6 o 7 di centrosinistra non lo sostengono. E’ una situazione intricata. Su Fabrizi c’è lo sbarramento di Francesco Michelotti, deputato di Fratelli d’Italia e coordinatore regionale del partito di Giorgia Meloni, perché “non ha l’età” se si adotta il metodo Gigliola Cinquetti, mentre per Rosati c’è malessere a sinistra nonostante i tentativi di avvicinamento dell’assessore regionale alle attività economiche Leonardo Marras e del senatore piddino Silvio Franceschelli, già finito nell’occhio del ciclone per il voto favorevole o di astensione non si sa sull’elezione di Maurizio Gasparri (Forza Italia oggi e in gioventù nell’Msi) a presidente della commissione Esteri del senato.

Per l’elezione ci sono 30 giorni di tempo dall’approvazione del bilancio 2025 della Fondazione Monte dei Paschi. O si trova un accordo oppure scatta il potere di vigilanza del ministero delle Finanze e l’invio di un commissario. Gli enti nominanti e, prima ancora, quel che resta dei partiti avrebbero dovuto incontrarsi settimane fa per definire programma della Fondazione e uomini e donne chiamati ad amministrare un’istituzione importante che non è più quella superpatrimonializzata di un tempo ma pur sempre punto di riferimento nel panorama senese e toscano. Non lo hanno fatto e di questa situazione di stallo sono responsabili.

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