#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Caccia alle streghe a Teheran, i pasdaran arrestano 120 spie di Israele e Occidente

Ariel Piccini Warschauer.

L’Iran è una polveriera che il regime tenta di soffocare con la sola arma che conosce: il terrore. Mentre l’economia affonda e il malcontento popolare ribolle sotto la superficie, i Pasdaran tornano a recitare lo spartito del complotto internazionale. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato con il consueto tono bellicoso lo smantellamento di “cellule terroristiche” affiliate a Stati UnitiRegno Unito e all’immancabile “regime sionista”.

Le operazioni, descritte dall’agenzia Tasnim come un successo dell’intelligence, hanno colpito tre province chiave. Nel Mazandaran, sulle rive del Mar Caspio, ben 69 personesono state ammanettate con l’accusa di essere “monarchici legati a Israele”. Altri sette sono finiti in cella nell’Azerbaigian Orientale: rischiano tutti la pena di morte per impiccagione.

Ma è a Kerman che il pugno di ferro si è abbattuto con più violenza: 51 arresti. Qui il regime ha mescolato tutto nel grande calderone del “nemico”: spie, sostenitori del vecchio Scià e membri della minoranza Baha’i, da sempre perseguitata e usata come capro espiatorio per ogni male della nazione.

Il regime non vuole testimoni. Tra gli arrestati a Kerman figurano anche sei giornalisti accusati di collaborare con Iran International, l’emittente che da Londra racconta ciò che la TV di Stato censura. Per Teheran, informare significa “sabotare”; criticare significa “spiare”. L’accusa di voler “perturbare il mercato” e organizzare “disordini di piazza” è il pretesto per eliminare chiunque possa guidare o documentare una nuova rivolta.

Il delirio di una dittatura all’angolo

La narrativa dei Pasdaran parla di armi sequestrate e sofisticati piani di spionaggio, ma la realtà descritta dagli analisti è ben diversa. In un momento di estrema tensione regionale e dopo anni di sanzioni, la leadership iraniana ha bisogno di un nemico esterno per giustificare il proprio fallimento.

“Stavano preparando l’attacco nemico”, dicono da Teheran

In verità, l’unico attacco che gli ayatollah temono davvero è quello che proviene dalle loro stesse strade, da un popolo stanco di vivere in un’epoca medievale mentre i vertici militari giocano alla guerra con l’Occidente. Questi 120 nuovi “prigionieri politici” sono solo l’ultimo tragico capitolo di una dittatura che, per sopravvivere, deve inventarsi ogni giorno una guerra per non ammettere di aver già perso quella con la modernità.

Caccia alle streghe a Teheran, i pasdaran arrestano 120 spie di Israele e Occidente

Dove ci sono le donne le aziende

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti