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A Giorgia Meloni ora serve un predellino programmatico

Ci mancavano solo gli insulti al Papa. Ora – osserva Antonio Polito sul Corriere della Sera – per Giorgia Meloni sarà difficile immaginare in quale altro modo Trump possa metterla nei guai. Sembra paradossale, ma non lo è: l’ascesa al potere del capo della destra nazionalista americana si è trasformata nel danno maggiore al potere e al consenso della leader della destra nazionalista italiana. Non solo perché The Donald è stato finora così radicale e così bellicista da annichilire ogni suo possibile ruolo di mediatrice in Europa. Ma soprattutto perché tutte le scelte finora compiute dalla nuova Casa Bianca sono state ostili agli interessi degli europei, e dunque anche all’interesse nazionale italiano. Tra dazi, crisi energetica, inflazione indotta, rallentamento della crescita e possibile incremento dei tassi di interesse, gli italiani stanno assistendo a una specie di Piano Marshall alla rovescia. Ma il guaio maggiore per Giorgia Meloni è che non c’è molto che lei possa fare.  Oggi Giorgia Meloni è una donna saldamente al comando di uno dei più grandi paesi industrializzati, ne decide la politica fiscale, sceglie i vertici delle più grandi aziende partecipate. La prossima campagna elettorale non potrà certo giocarla di nuovo «dall’opposizione». La cosa peggiore che possa fare il centrodestra, e che però già sembra stia facendo, sarebbe dunque di provare a tirare a campare fino alle elezioni, previste tra ben 18 mesi, sperando di cavarsela con l’elenco delle cose fatte e dei risultati ottenuti. Gli elettori non votano sul passato. Il passato di Giorgia Meloni è aver dimostrato di saper reggere la sfida del governo, cosa non facile per una leader della sua provenienza e alla prima esperienza. Ma la prossima volta gli elettori voteranno sul futuro. Giorgia Meloni avrebbe perciò urgente bisogno di una Nuova Grande Idea. Un discorso di verità da fare alla nazione. Un «predellino» programmatico. Una specie di «new deal», in cui spieghi come intende tenere a galla il Paese nella bufera internazionale, e rilanciarlo senza perdere di vista l’equità sociale (soprattutto al Sud, che le sta voltando le spalle)”.

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