Hormuz, il pugno di ferro di Trump: “L’Iran ora implora l’accordo”
Ariel Piccini Warschauer.
Donald Trump non arretra di un millimetro e la sua strategia della “massima pressione” sembra aver portato Teheran sull’orlo del precipizio. Mentre lunedì mattina scattava ufficialmente il blocco navale degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz, il Tycoon inviava un messaggio chiaro dal giardino della Casa Bianca: la Repubblica Islamica sta cedendo. «Vogliono fare un accordo disperatamente (very badly)», ha dichiarato il Presidente, rivelando di essere stato contattato in mattinata dalle «persone giuste» del regime iraniano.
L’arma del blocco
Il blocco, iniziato ufficialmente alle 10:00 (ora di Washington), non è solo una manovra militare, ma un cappio economico. Il Pentagono ha schierato una flotta imponente per impedire ogni transito da e per i porti iraniani. L’obiettivo è duplice: azzerare l’export di greggio di Teheran e porre fine ai «pedaggi da pirati» – fino a 2 milioni di dollari a nave – che l’Iran tentava di imporre per il passaggio nello Stretto.
Trump è stato brutale nella sua comunicazione su Truth: «La marina iraniana è già in fondo al mare, 158 navi distrutte. Restano solo le loro piccole motovedette veloci. Se si avvicineranno al blocco, verranno eliminate immediatamente». Una minaccia che non lascia spazio a interpretazioni e che punta a ristabilire la sovranità dei mari sotto l’egida americana.
Il fallimento di Islamabad
La mossa del blocco arriva dopo il naufragio dei colloqui di Islamabad, in Pakistan. Ventuno ore di faccia a faccia che non hanno portato alla fumata bianca a causa dell’ostruzionismo iraniano sul programma nucleare. Gli USA esigono una moratoria di 20 anni sull’arricchimento dell’uranio e la consegna delle scorte esistenti. «Non permetteremo a un Paese di ricattare il mondo intero con l’arma atomica», ha ribadito Trump, aggiungendo con il suo consueto piglio che «l’uranio lo riprenderemo noi, in un modo o nell’altro».
L’asse con Israele e la solitudine europea
Mentre il Primo Ministro israeliano Netanyahu applaude alla fermezza della Casa Bianca, l’Europa appare ancora una volta divisa e incerta. Francia e Regno Unito hanno già fatto sapere che non si uniranno al blocco militare, preferendo una «missione difensiva» parallela. Ma per Trump, la partita si gioca sui rapporti di forza, non sulla diplomazia felpata di Bruxelles. Il Presidente ha anche punzecchiato Papa Leone XIV, invitandolo a non interferire nelle questioni militari dopo l’appello del Pontefice per la pace.
Petrolio e stabilità
Nonostante i timori di un’impennata dei prezzi del greggio, Trump rassicura i mercati: «Non abbiamo bisogno di quello Stretto, noi abbiamo più petrolio e gas di Russia e Arabia Saudita messe insieme. Abbiamo il greggio migliore e più dolce del mondo». Resta da vedere se il “metodo Trump” – minacciare la distruzione per ottenere la sottomissione al tavolo delle trattative – porterà davvero a quel «grande accordo» che l’Iran, ora più che mai, sembra aver capito di non poter più evitare.





