Meloni, Orban, Fitto e il trasformismo
Per Giorgia Meloni – scrive sul Foglio Claudio Cerasa – Viktor Orbán è una tragedia politica e culturale. Orbán, con la sua Ungheria populista, estremista, antieuropeista, filoputiniana incarna plasticamente tutto quello che in questi anni di governo Meloni ha cercato di coprire con una generosa dose di cipria politica. Quel che oggi è Orbán, in una buona misura, Meloni lo è stata nel passato, ma quel che oggi Orbán rappresenta politicamente è tutto ciò che Meloni ha provato ad arginare nella quotidianità dei fatti. Orbán rappresenta in campagna elettorale Zelensky come un mostro da cui proteggersi, Putin come un alleato da sostenere, e Ursula von der Leyen come se fosse la dittatrice di un’Unione canaglia. Non si capisce quindi con quale coraggio un partito come Fratelli d’Italia, che di quella Commissione esprime il vicepresidente, ovvero Raffaele Fitto, possa tifare per Orbán (si vota domenica prossima in Ungheria). Si potrebbe dire che Orbán, per Meloni, è lo specchio di ciò che la destra prova a essere ma forse non è, o di ciò che la destra è diventata ma non riesce a essere fino in fondo. Ma purtroppo nel rapporto di amicizia tra Orbán e Meloni c’è molto di più. E c’è di mezzo, in fondo, anche un altro referendum delicato. Se il presidente ungherese è diventato esplicitamente il punto di riferimento fortissimo (a) delle forze euroscettiche europee, (b) dei neo-nazisti tedeschi, (c) dei Maga americani che a Budapest hanno inviato prima Rubio e ora Vance, (d) dei follower di Putin, (e) degli ingegneri del caos della Cina, di fronte a tutto questo una destra che si presenta come nemica degli euroscettici, nemica di Putin, rivale delle democrature, perno di un’alleanza alternativa a quella delle dittature, può permettersi di tifare in Ungheria per tutto ciò che dice di voler combattere? Sì o no? La cipria in politica è legittima, a volte doverosa; il trasformismo, quando è a fin di bene, permette di essere un cosmetico formidabile per rimuovere le impurità del passato. Ma la cipria, per fare un buon effetto, deve essere curata. E per Meloni, sostenere Orbán significa nel migliore dei casi non voler riconoscere quello che è diventata la sua destra e nel peggiore dei casi essere pronti a cancellare ciò che la destra è diventata. Dare un aiuto agli amici in difficoltà è un conto. Dare un sostegno ai nemici dell’Europa, un altro.





