Salvini come un falco, in caso di mezza crisi si butterebbe a capofitto sul ministero dell’Interno
Giorgia Meloni smentisce il rimpasto di governo ma Matteo Salvini (nella foto) è pronto a buttarsi a capofitto in una eventuale mezza. Euroborsa scrive che, nei confronti del Ministero dell’Interno, ha un innamoramento vecchio che però è diventato amore, e, quindi, anche qualcosa di più, una insopportabile passione.
Il perché è abbastanza scontato: il Ministero dell’Interno consentirebbe a Salvini di vestire i panni che più sente suoi, quelli del guardiano della legalità, anche se con parametri che non sempre sono quelli del sentire comune.
Lui, quello della ruspa, quello delle scampanellate al citofono delle case di presunti spacciatori, da Ministro dell’Interno ha capitalizzato al massimo le ricadute di immagine del suo ruolo, incarnando il paladino del ”Law & Order’‘ di casa nostra, che è oerò ben diverso da quello muscolare dei telefilm americani. Eppure quell’innamoramento è rimasto, forse nella consapevolezza che per lui è stata un’occasione bene coltivata, ma sprecata per non essersi fermato un passo prima di dichiarazioni di cui forse s’è pentito amaramente, sul momento e anche dopo.
Ma, nel caso di un rimpasto (con il presupposto di un doveroso passaggio parlamentare), lui, Salvini, è lì pronto a reclamare per la Lega il Ministero e per lui la nomina. Che, se dovesse arrivare, gli darebbe anche un modo elegante di lasciare un Ministero, quello delle Infrastrutture, che non gli sta regalando grandi soddisfazioni (dalla disastrata rete di strade e dei problemi del trasporto su rotaia alla tela di Penelope del Ponte sullo Stretto, di cui ha annunciato, a ripetizione, l’avvio di cantieri che ancora sono solo ipotesi).
C’è comunque un ”però” grande come una casa, che cozza ovviamente con le dichiarazioni pubbliche, quelle che dicono che Fratelli d’Italia non si opporrebbe a questa ipotesi e che fa scaturire una domanda: Giorgia Meloni che interesse avrebbe a ”premiare” (perché di questo stiamo parlando) Salvini dandogli quel ministero cui tanto tiene, dopo che per tre anni e mezzo il segretario leghista ha fatto una sua personale contronarrazione, in Europa, su temi delicatissimi in politica estera, nei quali ha percorso una via diversa da quella del governo?
Ci sono poi altri interrogativi, che devono essere menzionati per rispetto per chi ci legge.
Se Salvini dovesse tornare al Viminale, potremmo cancellare il ricordo di sue prese di posizione a favore di formazioni politiche o di singoli esponenti che, nel loro Dna, fanno germogliare il seme dell’eversione?
Un ministro, qualche sia sia il suo dicastero, ma a maggior ragione se parliamo di chi deve vegliare sulla sicurezza del Paese, deve essere al di sopra di ogni dubbio. Questo vale per tutti.





