Se la presidente del consiglio preferisce Fedez a qualche giornalista poniamoci una domanda
Se la presidente del consiglio Giorgia Meloni preferisce farsi intervistare da Fedez anziché da qualche giornalista la categoria dovrebbe porsi qualche domanda. Michele Serra su La Repubblica se lo chiede ma poi va oltre. “Nessuna legge o convenzione stabilisce quali media la presidente del Consiglio debba frequentare. E quali no – osserva Michele Serra su La Repubblica -. Niente di scandaloso, dunque, nella sua decisione di affidare a una chiacchierata con Fedez il momento più alto della sua campagna referendaria. Una interlocuzione amichevole è più rilassante di un contraddittorio. Rimane la libertà, a ciò che resta dell’opinione pubblica, di avere un piccolo sussulto quando Meloni, a proposito dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran, indica come «unico scenario ragionevole tentare di chiudere un accordo per cui l’Iran accetta di utilizzare l’uranio solo a scopi civili e non militari». Beh, quella «soluzione ragionevole» già era in campo, grazie al lavoro dell’amministrazione Obama. Poi Trump l’ha cancellata. E la prima cosa che anche il meno distratto dei giornalisti avrebbe fatto notare a Meloni è esattamente questa: mi scusi, presidente, ma poiché l’accordo che lei auspica c’era già, secondo lei come mai Trump lo ha stracciato? Aveva già in mente di attaccare l’Iran? Fedez non è un giornalista, è un ragazzo vivace, con qualche talento in campo artistico. Non si può pretendere che lui, o il suo compagno di microfono, siano in grado di far notare a Meloni ciò che anche il più scalcinato dei giornalisti, purché non affiliato alla causa, avrebbe fatto notare: e cioè che Obama aveva trattato con l’Iran precisamente con le intenzioni oggi espresse da Meloni, e con ottimi risultati; e Trump, quelle intenzioni, le ha poi calpestate. Resta da dire che si capisce perché Meloni abbia deciso di parlare da Fedez, e non in sedi nelle quali qualche nozione di storia e di politica è ancora disponibile. Il rispetto della realtà è una fatica supplementare per chi fa già un lavoro faticoso come la presidente del Consiglio”.





