Il Senatur ultimo rivoluzionario della politica italiana
Scrive Antonio Polito sul Corriere della Sera: “Umberto Bossi è stato l’ultimo rivoluzionario della politica italiana. Grillo al confronto è solo un arruffapopoli, presto privato dalla scomparsa di Casaleggio di ogni pensiero strategico. Bossi è stato l’ultimo ad avere un’idea nuova, mutuandola dal progetto federalista del professor Gianfranco Miglio. Il partito da lui fondato, la Lega, è ancora oggi il più antico della Seconda Repubblica perché l’ha fatta nascere. La Prima aveva infatti cominciato a morire proprio con l’affermarsi di questa forza politica che, facendosi forte della rivolta fiscale del Nord, proponeva la spaccatura in due dell’Italia. Nel 1987 era già diventato il «Senatur», come lo chiamavano a Varese. Nel 1992 la Lega Nord era già la quarta forza politica italiana, con quasi il 9% dei voti. La potenza del messaggio che venne da quelle elezioni, un rifiuto del sistema dei partiti e una spinta del Nord produttivo all’incontro con l’Europa, furono l’humus nel quale nacque l’inchiesta di Tangentopoli. La forza della Lega si manifestò quando Bossi fece cadere il primo governo Berlusconi nel 1994. Lanciò allora la sua sfida più ardita: secessione, parlamento padano, dichiarazione di indipendenza dall’Italia. Nel tentativo di creare un bipolarismo tra Padania e resto d’Italia sfondò il muro del 10%. Poi, quando capì che non ci sarebbe mai arrivato, rientrò nei ranghi del centrodestra. Cominciò un’altra storia, che ha dato vita al centrodestra così come lo conosciamo oggi; diventò ministro delle Riforme nel 2001. L’ultimo grido dell’autonomismo fu soffocato dal referendum del 2006. L’uscita di scena non è stata delle migliori: indagini giudiziarie lo portarono alle dimissioni. Il resto è storia recente di un uomo senza più capacità di influenza, nemmeno sull’ultimo leader del suo partito, Matteo Salvini”.





