#CULTURA

Le spine e qualche fiore

Se fioriscono le spine, prima opera letteraria di Glauco Giostra, professore emerito di Diritto processuale penale all’università La Sapienza di Roma, è un romanzo sulla vita di uomini e donne dentro e fuori dal carcere.

Uscito alcuni mesi fa, il libro si inserisce perfettamente nell’attuale dibattito pubblico che affronta diverse problematiche serie e inquietanti. Tra queste, non ultima, la questione carceraria, la più urgente e dimenticata.

Angelo, Antonio e Aurora i protagonisti. Le loro storie si incrociano in modo casuale e drammatico e si annodano in indissolubili intrecci. Il racconto si sviluppa affrontando, nella prima parte, la descrizione delle lunghe e inutili giornate da trascorrere in galera: è il giovane Antonio a viverle, condannato a vent’anni per un grave reato.

La prospettiva di una vita spezzata, senza futuro, appesantita anche dalle vessazioni di alcuni agenti penitenziari, lascia il ragazzo sbalordito e incapace di reagire dentro un mondo sconosciuto e privo di ogni criterio di ragionevolezza. L’amicizia con un compagno di cella, detto il Muto, lentamente lo risveglia dal torpore e lo fa reagire.

L’Autore che conosce non solo l’ambiente carcerario, ma anche le dinamiche securitarie e i comportamenti di tutte le componenti che lì operano, descrive dettagliatamente sia le caratteristiche del personale civile sia quelle degli agenti penitenziari. 

Così, insieme a Iena Ridens, soprannome di un operatore in divisa, il lettore conosce il Ciriola, un umano servitore dello Stato che, senza contravvenire ai suoi doveri custodiali, mitiga come può le durezze della condizione delle persone ristrette, fosse pure con una buona parola. 

Poi Antonio esce di galera e non trova possibilità di ricominciare a vivere dignitosamente: il suo vecchio lavoro è stato dato ad altri, non può più contare  sulla presenza affettuosa della sorella, ormai sposata e lontana.

Non gli resta che chiedere aiuto al Muto che, uscito, riprende la vita illegale di prima della reclusione. Entrato a far parte della banda dell’amico, Antonio diventa un ladro, contro la sua volontà e la sua natura. La società, piena di pregiudizi e ostile, non gli lascia altra possibilità.

La difficoltà del reinserimento sociale – comune a moltissimi di coloro che escono dal carcere dopo aver scontato la pena (penso soprattutto ai detenuti stranieri) – è un tema che sta molto a cuore all’Autore.

Proprio da un’azione criminale, compiuta dalla banda del Muto, infatti, si sviluppa in modo del tutto improvviso e inaspettato una serie di avvenimenti che dà al racconto una torsione sorprendente.

Cambia l’atmosfera, la luce, lo spirito dei protagonisti: entra in scena Aurora. Chi legge sente, si accorge che con lei si potrà sperare nella fioritura delle spine.

La trama si svolge ancora per diverse pagine e non mancano i colpi di scena. In effetti, per i nostri protagonisti, sono più le difficoltà da affrontare che i momenti di  serenità. Si sente anche che, se si vuole, si può cambiare, può esserci riscatto, una redenzione per chi in essa crede fermamente.

Il profumo della speranza si respira sfogliando le pagine di questo romanzo, bello e a volte commovente, ma anche duro, tagliente, fortemente realistico, che non nasconde nulla della terribilità della vita.

Nella sua casa Aurora, la protagonista femminile, offre un lavoro ad Antonio e al Muto, impiegandoli in attività di giardinaggio e manutenzione della villa, così come dice la legge sul reinserimento degli ex detenuti. Ciò provoca gravi dissapori nella famiglia della donna ed episodi di intolleranza e maldicenza in paese. Qualcuno si ricrede, qualche altro no…

Ma la storia di Antonio, Angelo, detto il Muto, Aurora e sua figlia, la piccola Giada, va avanti. Insieme formano una comunità che attraverso la fiducia reciproca, il rispetto e l’amore dà significato e direzione all’esistenza di ciascuno.

Si giunge all’epilogo: l’Autore si riserva un “lieto fine riduttivo”, ma pur sempre un lieto fine.

E come avrebbe detto il Muto, grande lettore di una Divina Commedia sgualcita, regalatagli dalla madre, l’uomo deve fare i conti con la Fortuna, “general ministra e duce” (Inf. canto VII, v. 78).

Giovanna Baldini

Glauco Giostra, Se fioriscono le spine, Edizioni Menabò, Ortona (Ch) 2025, pp.164, euro 18,00

Le spine e qualche fiore

Tra referendum e processi vaticani

Le spine e qualche fiore

Piombino, il porto dove il futuro è

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti