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La poliomielite, quel vaccino studiato a Siena e regalato da Sabin a tutti i bambini del mondo

Stefano Bisi.

Quattro anni i giornali scrissero che tornava a far paura la poliomielite. Credevamo che fosse debellata la malattia che colpisce il sistema nervoso e può causare una paralisi ma venne detto che non era così. La presenza del virus della poliomielite nelle acque reflue di New York “è un campanello d’allarme per tutti noi. Tutti coloro che non sono vaccinati, o i cui figli hanno saltato le vaccinazioni programmate, dovrebbero cercare la vaccinazione il prima possibile”. A lanciare l’allarme era stato il  direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità, Hans Kluge. 

Negli anni Cinquanta la diffusione della poliomielite aveva raggiunto un picco negli Stati Uniti con oltre 21mila casi registrati nel ‘52. In Italia, nel 1958, furono oltre 8mila casi i casi notificati mentre l’ultimo caso americano risale al 1979, mentre in Italia è stato rilevato nel 1982. Oggi a che punto siamo? Come non vanificare le scoperte fatte? Il direttore dell’Oms dice la risposta è il vaccino. Pensate che venne studiato anche in Italia, per la precisione a Siena, dall’americano Albert Sabin. Nel settembre del 1959, mentre sta per scegliere un laboratorio nel quale produrre il suo vaccino, visita l’Istituto Achille Sclavo, nella città del Palio. E’ questo l’inizio di una collaborazione che diverrà fondamentale nella lotta contro la poliomielite. Lo scienziato rimarrà colpito dall’efficienza dell’azienda farmaceutica e dal suo manager Antonio Cinotti e pure dalla città che lo premierà con il Mangia, il simbolo della riconoscenza civica. Diventerà contradaiolo dell’Oca, il rione di cui Cinotti era capitano. A Siena trovò una grande accoglienza anche da parte di Dario Neri, che si occupa della organizzazione delle attività industriali dell’istituto.

Sabin non volle brevettare il suo vaccino: “Tanti insistevano perché lo facessi ma non ho voluto. E’ il mio regalo a tutti i bambini del mondo”. Genio scientifico ed etica. Un dovere ricordarlo mentre la battaglia contro la poliomielite non può dirsi conclusa.

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