Il limite del Campo Largo? Manca una posizione comune sulla politica estera
Per l’editorialista Angelo Panebianco il limite del cosiddetto “Campo Largo”, la coalizione di centrosinistra attualmente all’opposizione, è la politica estera. Nel caso in cui dovesse vincere le prossime elezioni, essa dovrebbe dotarsi di una strategia migliore, ma c’è un ostacolo insormontabile. “Sarebbe ingeneroso accusare l’opposizione di fare promesse irrealistiche, promesse che lo stato dei conti pubblici non permetterebbe mai di onorare”, scrive. “Sarebbe ingeneroso perché è tipico di tutte le opposizioni promettere la luna nel pozzo (lo faceva anche Fratelli d’Italia quando era all’opposizione) salvo poi abbassare la cresta e le penne quando si arriva al governo. No, l’ostacolo non è questo, non sta nell’irrealismo delle promesse. Sta nell’incapacità del Partito democratico (nella foto la leader Elly Schlein) di imporre all’insieme della coalizione di sinistra una posizione comune sulla politica estera. L’ipocrisia politica obbliga chi ne parla a sostenere che le forze dell’opposizione dovrebbero trovare un «accordo» fra loro su un tema così vitale. Ma la verità è che non è una questione di accordi ma del fatto che esista, oppure non esista, la capacità del partito più forte della coalizione di obbligare i partner a convergere sulle sue posizioni. Una coalizione di opposizione che volesse essere davvero competitiva nei confronti della maggioranza uscente dovrebbe onorare due condizioni. Dovrebbe, in primo luogo, avere un profilo unitario, da tutti facilmente riconoscibile, ossia parlare con una voce sola, sulle questioni più vitali della politica estera del Paese. Dovrebbe, in secondo luogo, cercare ogni possibile convergenza su tali questioni con il governo in nome dell’interesse nazionale. Legittimando così se stessa come potenziale forza di governo sia all’interno, a fronte degli elettori indecisi, sia agli occhi dei governi dei Paesi amici o alleati”.





