Scontro Montanari-Michelotti con Piccini dalla parte del rettore
Pierluigi Piccini esprime la sua opinione sulla querelle che vede opposti il deputato Francesco Michelotti di Fratelli d’Italia al rettore dell’università per stranieri di Siena Tomaso Montanari (nella foto) che aveva accusato in maniera pesante esponenti politici e delle istituzioni favorevoli al Sì nel referendum sulla giustizia. Piccini parte dal fatto offre per ricordare il quadro giuridico entro cui si colloca qualsiasi dibattito sulla legittimità delle opinioni espresse in pubblico da figure istituzionali o intellettuali.
L’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) stabilisce che “ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione”, diritto che include “la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche”. La Corte di Strasburgo ha storicamente riconosciuto a questo diritto la più ampia protezione proprio quando si tratti di critica politica su questioni di interesse pubblico — e una riforma della giustizia sottoposta a referendum è, per definizione, una questione di massimo interesse collettivo.
La stessa norma prevede al secondo comma la possibilità di restrizioni, ma solo se “previste dalla legge” e “necessarie in una società democratica”: non bastano dunque il fastidio politico o il rango istituzionale di chi viene criticato. La Corte EDU ha ripetutamente affermato che i limiti accettabili alla critica sono più ampi quando i destinatari sono uomini di governo, non più ristretti.
La richiesta di dimissioni avanzata da Michelotti — per quanto comprensibile sul piano della polemica politica — non trova quindi alcun fondamento né nel diritto europeo né nell’ordinamento italiano, che all’art. 21 della Costituzione tutela analogamente la libera manifestazione del pensiero. Montanari ha partecipato a un comizio contro il referendum, ha usato un linguaggio duro, ha esercitato un diritto. Che piaccia o no.





