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Il prezzo del petrolio e gli scenari economici

Guido Tabellini su La Repubblica scrive che “per valutare le conseguenze economiche della guerra in Iran bisogna porsi due domande. Quanto sarà grande lo shock per il prezzo del petrolio? E quanto è rilevante oggi il prezzo del petrolio per gli scenari economici? Per quanto sia difficile, azzardo due risposte. Primo, lo shock petrolifero sarà grande. Secondo, sebbene il prezzo del petrolio sia diventato molto meno rilevante che in passato, lo shock energetico arriva in un momento delicato per l’economia mondiale. Cominciamo dal primo punto. In termini reali (cioè tenendo conto dell’aumento del livello generale) il prezzo del petrolio a 100 dollari è ancora del 40% sotto il picco raggiunto durante la rivoluzione iraniana del ’79, quando la produzione mondiale di petrolio scese del 15%. Se salirà ancora, e di quanto, dipende da quando riaprirà lo stretto di Hormuz”. Quanto al secondo punto, ”l’economia mondiale è oggi molto meno dipendente dal petrolio rispetto al passato. Innanzitutto siamo diventati molto più efficienti nell’uso dell’energia, sia nel consumo (trasporti, riscaldamento) che nella produzione. Inoltre il peso dei settori energivori è diminuito nel corso del tempo, mentre è salito il peso delle fonti di energia alternative agli idrocarburi. Tutto bene quindi, anche se la guerra durerà a lungo? Non è detto, perché oggi siamo particolarmente vulnerabili. Primo, l’intelligenza artificiale aveva fatto salire la Borsa su valori compatibili con bolle speculative, potrebbe ora causare disoccupazione, e sicuramente farà salire il consumo di energia. Secondo, l’incertezza causata dalla guerra, che non riguarda solo il prezzo dell’energia, si somma alle incertezze già presenti, dai dazi al conflitto in Ucraina. Terzo, la finanza pubblica in molti Paesi è già insostenibile. Non a caso lo spread tra titoli di stato italiani e tedeschi è risalito di 20 punti base. Infine, soprattutto in Italia, la perdita di potere d’acquisto dei salari, a seguito degli shock inflazionistici di Covid e della guerra in Ucraina, non è ancora stata interamente recuperata, e ciò non lascia spazio a ulteriori assorbimenti dello shock petrolifero da parte dei salari reali. Questa guerra potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso”.

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