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Il silenzio dell’incoscienza di fronte alle guerre

Sul Corriere della Sera Carlo Verdelli punta il dito verso l’indifferenza con cui ormai assistiamo alle guerre in corso. “C’è qualcosa di più spaventoso – scrive – delle minacce di chi fa bombardare il nemico, delle urla di chi muore, del pianto di chi sopravvive, dei bambini rimasti orfani di tutto. La cosa forse più spaventosa è il nostro silenzio, più frutto di disinteresse che di neutralità o di imbarazzo a fronte di eventi complessi. La verità è che ci abbiamo messo poco ad abituarci alle stragi di civili come noi, che sono il 90 per cento delle vittime dei conflitti contemporanei, all’avvento impersonale e devastante dei droni, ai proclami di distruzione e alla progressiva e sfacciata demolizione di ogni minimo principio di diritto e di civiltà. Assistiamo muti e distratti al nuovo incendio divampato in Iran, che si collega in linea di fuoco allo scempio di Gaza e che si è già esteso ai Paesi del Golfo, fino alle prime incursioni a Cipro e Turchia. I bagliori delle fiamme e del fumo non sono poi così distanti. Potrebbero lambirci, precipitarci in uno scenario fino a poco tempo fa neanche immaginabile. I Paesi non direttamente coinvolti si riarmano, Germania compresa (il che fa un certo effetto), offrono basi per le incursioni aeree di quelli che furono alleati, inviano navi da combattimento ciascuno per ragioni proprie. Non c’è un leader, non una voce con la potenza necessaria per denunciare e maledire il disegno platealmente in atto, e risvegliare chi si è addormentato perché pensa che tanto protestare è inutile. Viviamo da comparse il tempo del qui e ora, in un presente dissanguato di passioni, con un passato remoto cancellato di netto, e l’ordigno su una scuola elementare di Minab, 160 bambine iraniane morte qualche giorno fa, già archiviato come passato assoluto, ne capitano così tante di tragedie in questo periodo che ciascuna si dimentica in fretta. C’è una scritta su un muro, in inglese, che circola nei social. «The world burns while we scroll», il mondo brucia e intanto noi scrolliamo (lo schermo del telefonino). Il selfie perfetto su quello che siamo o che siamo diventati. Il silenzio dell’incoscienza”.

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