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Unione Europea spiazzata dalla crisi mediorientale

Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera parla di ‘Unione spiazzata’ dalla crisi mediorientale: “Non è chiaro quanto durerà, qui in Italia, la polemica tra governo e opposizione sul fatto che il nostro Paese non sia stato informato in anticipo dagli Stati Uniti – scrive – speriamo si passi al più presto alla vera questione. In un rapporto tra Paesi alleati, ciò che conta non è essere informati mezz’ora prima o mezz’ora dopo l’inizio di un attacco come quello di Usa e Israele contro l’Iran. Il verbo decisivo non è informare, ma concertare, o almeno, consultare. Specie se, come in questo caso, sono in gioco interessi fondamentali per tutti, per noi europei, per noi italiani. Ecco, quindi, la vera questione, la vera sfida che abbiamo davanti. Il legame transatlantico continua ad allentarsi. Questo perché gli Usa, i nostri partner storici, da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, ci mettono costantemente davanti a un fatto compiuto. Ora l’Europa sarà all’altezza di questa prova? Finora – osserva Sarcina – abbiamo visto all’opera due strategie. La prima scommette su un cambio di passo da parte dell’Unione a 27. La seconda, coltivata tra gli altri dal governo di Giorgia Meloni, punta sul dialogo e sulla vicinanza con Donald Trump. I fatti, a cominciare da quelli degli ultimi giorni, stanno dimostrando che sono entrambe risposte inadeguate. Sta prendendo forma, però, una terza possibilità: la costituzione di un nucleo europeo che sia in grado di difendere valori politici e interessi economici condivisi. È un progetto promosso da Emmanuel Macron, dal premier britannico Keir Starmer e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz. Per i diplomatici è la formula «E3» che risale addirittura al 2003, ma che ha preso velocità dopo l’invasione russa dell’Ucraina e, poi, con il secondo mandato di Trump. Il piano parte da un teorema che l’altro ieri Macron ha riassunto così: «per essere liberi bisogna essere temuti». Solo un anno fa discorsi del genere sarebbero stati inimmaginabili e, naturalmente, ne avremmo fatto volentieri a meno. Adesso, invece, il dibattito sulla «deterrenza nucleare europea» sta diventando parte integrante del difficile percorso verso l’autonomia militare e politica del Vecchio continente. Con un’avvertenza: stiamo parlando di una prospettiva di medio-lungo periodo. Nell’immediato, l’apporto degli Stati Uniti resta essenziale”.

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