Droni di Teheran su Cipro, l’Europa prova a mostrare i muscoli contro il regime degli ayatollah
Ariel Piccini Warschauer.
Il Mediterraneo non è più un mare calmo. L’ombra lunga del regime degli Ayatollah, dopo aver incendiato il Medio Oriente attraverso i suoi miliziani, ha osato allungare i suoi tentacoli fin dentro i confini dell’Europa. L’attacco di un drone di fabbricazione iraniana contro la base britannica di Akrotiri, a Cipro, ha suonato la sveglia a un Occidente troppo distratto: la minaccia è qui, a due passi dalle nostre coste, e non si ferma davanti ad una diplomazia inconcludente.
Ma stavolta la risposta non si è fatta attendere. Londra, Parigi e Atene hanno risposto con la lingua che Teheran comprende meglio: quella della forza navale e della superiorità tecnologica.
La Gran Bretagna ha rotto gli indugi inviando il cacciatorpediniere HMS Dragon. Non è una nave qualunque: è uno dei fiori all’occhiello della Royal Navy, un Type 45 specializzato nella difesa aerea, capace di intercettare minacce prima ancora che appaiano all’orizzonte. Insieme ai Wildcat armati di missili Martlet, Londra presidia il cielo sopra le basi sovrane, ribadendo che il suolo britannico — anche se a Cipro — non si tocca.
La Francia di Emmanuel Macron ha capito che la posta in gioco è la sicurezza dell’intero continente. Da Tolone è arrivato l’ordine per la portaerei Charles de Gaulle: una città galleggiante d’acciaio con i suoi caccia Rafale pronti al decollo. Non è solo un dispiegamento tattico, è un segnale politico: il Mediterraneo non diventerà il parco giochi dell’Iran e dei suoi alleati di Hezbollah.
Non poteva mancare la Grecia, primo baluardo dell’Europa nel Levante: Atene ha inviato quattro F-16 e due fregate. Una di queste, in particolare, porta a bordo la tecnologia che sta cambiando i connotati della guerra moderna: un sistema di jamming anti-drone capace di “accecare” i droni suicidi iraniani e farli cadere in mare come uccelli storditi.
L’attacco ad Akrotiri è la prova del nove di una strategia aggressiva che punta a intimidire chiunque sostenga il diritto di Israele a esistere e difendersi. Colpire una base della RAF significa sfidare direttamente la NATO e l’Unione Europea. Il regime di Teheran gioca con il fuoco, sperando in un’Europa divisa e timorosa.
Ma la flotta che sta convergendo verso Cipro dimostra il contrario. C’è un’asse europeo che non intende arretrare. Cipro, pur dichiarandosi “hub umanitario”, è oggi il centro di gravità permanente di una resistenza necessaria contro il fanatismo di un regime autoritario. Se l’obiettivo dei pasdaran era isolare l’isola e spaventare le potenze europee, hanno ottenuto l’effetto opposto: una mobilitazione che trasforma il Mediterraneo orientale in una fortezza.


