L’apocalisse del regime di Teheran: Trump annuncia la fine dell’arsenale dei pasdaran
Ariel Piccini Warschauer.
Il rumore dei jet che solcano i cieli del Medio Oriente non è mai stato così assordante, ma è nelle parole che rimbalzano da Washington che si legge il destino di un’era. Mentre le operazioni “Epic Fury” e “Roaring Lion” continuano a martellare il cuore pulsante del potere militare iraniano, Donald Trump rompe gli indugi con una dichiarazione che sa di sentenza definitiva: «Il regime è alla fine. Stanno finendo i missili, stanno finendo i posti da cui spararli».
La terra bruciata
Non è solo retorica elettorale o muscolarismo da Casa Bianca. I dati che filtrano dai comandi dell’IDF a Tel Aviv tratteggiano una mappa della devastazione senza precedenti. In meno di una settimana di raid congiunti, circa 300 lanciatori mobili e siti di silos interrati sarebbero stati neutralizzati. La strategia della “decapitazione tecnologica” sta funzionando: colpire non solo le testate, ma l’infrastruttura logistica che permette a Teheran di proiettare la sua ombra sul Golfo Persico.
«Vengono decimati», ha ribadito Trump in un’intervista a Politico. Il Presidente descrive un Iran con le spalle al muro, costretto a una difesa disperata mentre le scorte di munizioni di precisione americane – rimpinguate da ordini di emergenza alle industrie della difesa – sembrano, nelle sue parole, «illimitate».
Il tramonto dei negoziati
Il cambio di passo rispetto al passato è radicale. Se un tempo la diplomazia cercava faticosamente spiragli tra le sanzioni, oggi il linguaggio è esclusivamente cinetico. Per Trump, il tempo del dialogo è scaduto: «È troppo tardi per negoziare». L’obiettivo dichiarato non è più il contenimento, ma l’annientamento della capacità offensiva iraniana. Marina, aviazione e programmi missilistici sono finiti nel mirino di una morsa che non accenna a allentarsi.
L’incognita della risposta
Tuttavia, tra i corridoi delle cancellerie europee e nei bunker di Teheran, la domanda resta una: quanto è profondo davvero l’arsenale del regime? Se è vero che i siti di lancio sono sotto assedio, la dottrina della “difesa asimmetrica” dei Pasdaran ha sempre fatto affidamento sulla dispersione e sul sacrificio. Ma con i cieli dominati dai caccia di quinta generazione e l’intelligence satellitare che mappa ogni movimento nel deserto del Dasht-e Kavir, lo spazio di manovra per l’Ayatollah si sta riducendo a un vicolo cieco.
L’Iran “sta finendo i posti da cui sparare”, dice il tycoon. Se così fosse, non staremmo assistendo solo a una campagna militare, ma al crollo dell’architettura di potere che ha dominato la regione negli ultimi quarant’anni. Resta da capire se, nell’angolo, il regime sceglierà il silenzio o un ultimo, disperato ruggito.


