#CULTURA #TOSCANA

L’associazionismo maschile durante la Grande Guerra

Roberto Pizzi.

Il primo conflitto mondiale, per la sua carica distruttiva e la sua durata, provocò la nascita di nuove opere di assistenza alla popolazione, ai profughi, ai soldati al fronte, che nel contempo andavano ad assolvere al compito di sviluppare una efficace attività di propaganda, in uno scambio continuo fra spontaneismo di base e sollecitazione governativa. Le associazioni che svolsero  un ruolo fondamentale: particolarmente concentrate sulla propaganda bellica e patriottica erano le cosiddette Società nazionali, quali la Lega NavaleL’Istituto  coloniale, la Dante Alighieri, la Trento e Trieste. Poi vi furono L’Istituto geografico, e tutti i gruppi legati alla ginnastica e alle attività sportive, come il Touring Club, il Tiro a segno, le varie Società alpinistiche esistenti dentro o appena fuori i confini del regno, nelle cosiddette “terre irredente”. Nelle vicende di queste associazioni,   si può intravedere anche l’azione intensa della Massoneria, subito pronta a schierarsi a favore della guerra, a fianco della laica Francia. La sua storia si inserisce nell’interventismo democratico: al suo interno convivevano, però, posizioni differenti, che si trovavano a volte in conflitto tra loro: da quelle maggiormente legate alla cultura risorgimentale-mazziniana a quelle connotate da un patrimonio espansionista; da quelle filo governative, ma anche  quelle portate a sostenere ed organizzare iniziative sovversive. Durante la guerra, comunque, circa 2000 affiliati al G.O.I. (ossia il 10% degli iscritti) caddero sul campo. Ad Antonio Nieri, avvocato, massone della Loggia “Francesco Burlamacchi” di Lucca,  che, col grado di capitano, cadde in combattimento sul Carso nel 1916, venne intitolata una loggia di Montecatini (allora, provincia di Lucca). Decisamente influenzata dalla Massoneria, specie attraverso un personaggio-chiave come Ernesto Nathan, è la  società Dante Alighieri, che assume un ruolo particolarmente significativo nel corso del conflitto. Fondata a Roma nel 1889 durante una riunione con una folta rappresentanza di massoni, rimarrà da questa condizionata, in particolare per gli stretti legami che si sviluppano fra alcuni “fratelli” e l’irredentismo adriatico, più finanziato e battagliero rispetto a quello trentino. La caratteristica della Società, fino al conflitto, è quella di agire secondo un doppio binario: da una parte in modo moderato e legalitario per la difesa della cultura, della lingua italiana nel mondo e degli emigrati italiani. Dall’altra, in modo segreto, al fine di sollecitare e finanziare una miriade di attività patriottiche nelle “terre irredente”, attraverso propri fiduciari sul posto: attività che vanno dalla creazione di scuole nazionali,  fino al finanziamento delle campagne elettorali del partito italiano.

Azione diversa, seppure di rilievo, svolge il Touring Club Ciclistico Italiano che, fondato nel 1894 ponendo insieme ispirazione patriottica e nuova attenzione all’uso del tempo libero e al turismo, diviene presto la prima grande società di massa nel Paese, molto diffusa sul territorio e aperta ad ogni ceto sociale. Nel 1908 si costituisce, per sua iniziativa,  il Corpo volontari ciclisti e automobilisti, volto a finalizzare l’educazione fisica degli italiani alla preparazione militare. La sua storia si incrocia con quella dei Bersaglieri ciclisti, frutto di una parallela attenzione da parte istituzionale per l’uso del velocipede a  scopi militari, esperienza che in altre nazioni occidentali risale a metà dell’Otttocento. Minore rilevanza durante la guerra assumono la Lega Navalel’Istituto coloniale e  l’Istituto geografico  che ha il ruolo di fornire cartine utili sia allo stato maggiore che alla cittadinanza. Nel 1910, con il patrocinio del generale Pericle Negrotto, nasceva la Sursum Corda, con lo scopo di formare e istruire delle legioni nazionali formate da studenti. In quegli anni intensifica le esercitazioni paramilitari anche l’Associazione Corda Fratres, sorta a Torino, nel 1898, per opera di Efisio Giglio-Tos, che rappresentò il settore italiano di una associazione studentesca  attiva a livello internazionale, in stretti rapporti con l’area massonica. Ad essa aderì anche Giovanni Pascoli, che le dedicò l’ inno latino  pubblicato nel 1902, così tradotto: Quando lasciamo le soglie della dolce patria, partendo  col corpo e restando con l’anima, ecco in paesi sconosciuti ci meravigliamo di trovare dei cuori conosciuti ben da gran tempo, o fratelli! – Noi che sappiamo qualcosa delle guerre che combatterono i nostri padri, gli uni agli altri diciamo “La parola d’ordine”, e dall’una e dall’altra parte i cuori rispondono “Pace” e “Luce” e “Gioia con voi, o fratelli” – Noi gioventù divisa da terra e mare, da religioni e da leggi, siamo lontani e vicini, assenti e presenti, non simili tra noi di faccia e di lingua e di schiatta, ma di cuore, fratelli !L’associazione ebbe soci prestigiosi, come Guglielmo Marconi e Angelo Fortunato Formiggini, l’editore ebreo che si suicidò gettandosi dalla torre della Ghirlandina del duomo di Modena il 29 novembre 1938,  come atto di estrema protesta contro le leggi razziali.

Fra il 1912 e il 1913 nasce l’associazione scout di  Carlo Colombo, una “via italiana allo scoutismo” di taglio patriottico nazionalista, che riscuote subito notevole successo fra giovani ansiosi di vivere esperienze vicine a quelle belliche. 

A Lucca, abbiamo notizie della rinascita della sezione locale della Dante Alighieri nel giugno del 1911, quando ne venne chiamato alla  presidenza il letterato Augusto Mancini. Tale associazione lucchese sostituì l’Università popolare,  già sorta nel 1908 nel seno della Fratellanza Artigiana  di Corte Sbarra, in via Roma, luogo di riunione delle varie associazioni popolari dell’area democratica. La Società, quell’anno promosse  una serie di conferenze di cultura scientifica e letteraria, tenutesi nel Teatro del Giglio, ma come sua prima iniziativa organizzò una solenne manifestazione in celebrazione della data del XX Settembre. Ruolo significativo negli anni di guerra avrà anche la Società Trento e Trieste la cui sezione cittadina si costituiva nel novembre 1914 e nel febbraio dell’anno successivo balzava alla cronaca locale per la prima importante manifestazione che vedeva la presenza a Lucca dell’irredentista Cesare Battisti.

La realtà lucchese si caratterizzerà, nel complesso, per un impegno di massa nel sostegno allo sforzo bellico, che  si distinguerà nel panorama regionale e che sarà ben lontano dalla realtà di Prato, caso, forse unico in Toscana, dove la situazione sociale e politica tra due mondi tra loro molto distanti,  si radicalizzò ulteriormente durante la guerra. Nella città laniera infatti si verificò un duro scontro tra l’ambiente borghese che faceva essenzialmente riferimento al collegio “Cicognini”, ai suoi professori, e ai suoi studenti, schierato su posizioni nettamente interventiste e tra il neutralista mondo operaio delle imprese tessili cittadine. Il 21 aprile del 1918 Mussolini scrive in uno sprezzante articolo sul Popolo d’Italia che: “Prato non è in Italia”. Il futuro duce del fascismo poneva i neutralisti pratesi “all’esterno della comunità nazionale e quindi dall’altra parte di quell’ideale fronte interno che separava nettamente i difensori della patria dai sostenitori di un disfattismo mai messo a tacere in Toscana”. Poche città in Italia assistettero a uno scontro tra interventisti e neutralisti di proporzioni paragonabili e quanto avvenuto qui, in quel periodo, apriva drammatici scenari di scontri che nel dopoguerra avrebbero caratterizzato la lotta in Toscana. 

Con l’inizio della guerra,  il Comitato della Preparazione civile adottava il nuovo nome di Azione Civile, andando ad articolarsi in varie commissioni. Tale associazione sarà coordinatrice anche delle azioni dell’appositamente costituito Consorzio Provinciale Lucchese per il materiale di guerra. Nel gennaio del 1916, personalità in vista del mondo della finanza e del commercio lucchese costituiscono il Comitato per il Prestito Nazionale, per raccogliere finanziamenti a sostegno dello sforzo bellico. Un’altra tappa importante del “fronte interno” è la costituzione, nel 1916, dell’Opera lucchese degli Orfani dei Morti in Guerra. Nel febbraio 1917 nasceva il Comitato Provinciale di Propaganda per le limitazioni dei Consumi, nel quale faceva parte anche il socialista Adolfo Frediani, in rappresentanza della Croce Verde.

Nel dicembre di quell’anno veniva costituita l’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra

Dopo la rotta di Caporetto, nei locali della Fratellanza Artigiana di Lucca, in corte Sbarra, come già riportato precedentemente, viene fondato il Comitato di Resistenza Interna, per tenere alto il sentimento nazionale in un momento di grave crisi, in cui si doveva “resistere per esistere” di fronte al pericolo rappresentato “dal germanico alle porte della nostra casa”.

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