L’Italia fa finta di non vedere e governo e opposizione sono uniti
La guerra annunciata Usa-Iran ha colto l’Europa alla sprovvista”, commenta Stefano Stefanini su La Stampa. Ma “in una guerra di questa portata, in cui il principale alleato dell’Europa, azionista di maggioranza della Nato, è protagonista dominante, o si esprime solidarietà o si spiega – vedi Sanchez, precedenti Jacques Chirac e Gerhard Schröder nel 2003, altra guerra del Golfo – perché ci si dissocia. Inoltre, anche se da Trump non verrà alcuna richiesta di diretta partecipazione (per ora?), l’uso delle basi potrebbe rendersi necessario in una guerra prolungata – come forse questa. Darglielo o non darglielo? Insomma, bisogna far sapere da che parte si sta. Secondo, il conflitto si sta allargando. L’Iran attacca i dirimpettai arabi del Golfo con missili e droni. Pure Cipro finisce nel mirino anche se non ci sono militari americani da colpire. Dal Golfo la guerra è già arrivata alla soglia dell’Europa. Si può vederla o far finta di non vederla. Parigi, Londra e Berlino (gli E3) la vedono – per conto suo anche Atene a protezione di Cipro – e rispondono di essere pronti ad ‘azioni difensive’ contro missili e droni iraniani “alla sorgente”, cioè in Iran, se Teheran non porrà fine agli “attacchi indiscriminati”. I leader, Keir Starmer in particolare, si affrettano a precisare che non si tratta di unirsi all’intervento israelo-americano. È una difesa degli interessi europei e una manifestazione di solidarietà verso I partner del Golfo. E l’Ue? Non troverebbe mai il consenso di tutti I 27 a parole, figuriamoci ad azioni. E l’Italia? Roma appartiene al partito di chi fa finta di non vedere. Che unisce governo e opposizione. Fa finta di non vedere due cose. Uno, la vertiginosa velocità con cui si pone, per un Paese europeo e mediterraneo come il nostro, il problema della difesa e della deterrenza. Compresa quella nucleare, di cui è tornato ieri a parlare Emmanuel Macron in chiave di rafforzamento e cooperazione con una mezza dozzina di Paesi europei. Da noi innominabile, difatti Macron non ci ha nominato. Due, la vicinanza con Washington (quanta?), non compensa l’allontanarsi dalle tre principali capitali europee. Nel bel mezzo c’è l’isolamento”.


