Fuga verso Tel Aviv, centomila israeliani tornano a casa
Ariel Piccini Warschauer.
Non è una ritirata, né una fuga da Israele ma un assalto collettivo verso casa. Mentre le grandi compagnie aeree internazionali cancellano voli e sbarrano i gate per il Ben Gurion, citando ragioni di sicurezza in un clima di crescente tensione regionale, gli israeliani rimasti all’estero per motivi familiari, di studio o di lavoro, non aspettano il “soccorso di Stato”, ma decidono di rientrare in Israele con qualsiasi mezzo e a qualsiasi costo. Se i cieli sopra Tel Aviv si fanno stretti, la soluzione si cerca altrove: nel deserto del Sinai p tra le acque del Mar Rosso.
Il “Piano B” passa per l’Egitto
Il caso più emblematico è quello di Arkia. La compagnia israeliana, muovendosi con agilità dove i colossi falliscono, ha annunciato una rotta d’emergenza che ha del cinematografico: Atene-Taba. I voli, operati in collaborazione con la greca Electra Airways, atterrano in territorio egiziano, a pochi chilometri dal confine di Eilat. Il prezzo? 395 dollari. Un’offerta che è andata polverizzata in pochi minuti.
Per migliaia di passeggeri, il Sinai non è più una meta turistica, ma l’unico corridoio rimasto per rientrare in patria a piedi, valigia in mano, attraversando il valico di frontiera terrestre mentre il sole batte forte sulle scogliere di granito.
Jet privati e prezzi da capogiro
Ma non tutti riescono a salire sui voli di linea. Per chi ha disponibilità economica e un’urgenza che non conosce attese, il mercato si è spostato sui piccoli scali. Da Larnaca, a Cipro, è decollato un business parallelo di jet privati diretti ad Aqaba, in Giordania.
Qui la solidarietà lascia il passo al mercato nero del cielo: un posto su questi piccoli velivoli di lusso può costare fino a 3.000 dollari. Una cifra folle per un volo di meno di un’ora, giustificata solo dalla voglia di ricongiungersi con i propri cari rimasti in Israele e dal desiderio di varcare il confine di Arava prima che una nuova escalation possa bloccare anche i varchi terrestri.
Un popolo in movimento
Le stime sono impressionanti: sono circa 100.000 gli israeliani che si trovano attualmente fuori dai confini nazionali e che intendono rientrare nei prossimi giorni. Le autorità aeroportuali monitorano la situazione con il fiato sospeso. Sebbene i confini terrestri con Egitto e Giordania rimangano ufficialmente aperti, la pressione su questi scali periferici sta mettendo a dura prova la logistica regionale e di conseguenza, la sicurezza di tanti ebrei.
Israele, ancora una volta, dimostra di essere un Paese che non sa stare lontano da se stesso nei momenti di crisi e che non si fa intimorire da niente e da nessuno. Che sia su un volo low-cost per Taba o su un jet di lusso per la Giordania, l’obiettivo è lo stesso: tornare a casa, al fianco del proprio popolo, a ogni costo.


