Netanyahu e Trump, settimane di vertici prima dell’operazione “Leone ruggente”
Ariel Piccini Warschauer.
Per settimane il mondo è rimasto col fiato sospeso, ignorando che il destino del Medio Oriente fosse già stato siglato in una serie di colloqui riservatissimi tra la Casa Bianca e il civico 9 di via Smolenskin. L’attacco congiunto israelo-americano contro l’Iran, denominato Operazione “Roaring Lion” (Leone Ruggente), non è stato un riflesso condizionato dell’ultima ora, ma il culmine di una coreografia bellica pianificata nei minimi dettagli da Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
Il bunker e il “telefono rosso”
Nonostante la data dell’offensiva fosse stata fissata da tempo, la maggior parte dei membri del Gabinetto di Sicurezza israeliano ha ricevuto la conferma definitiva solo venerdì mattina. Fonti ufficiali rivelano che i ministri sono stati messi a conoscenza dei dettagli operativi solo poche ore prima del via libera.
La formalizzazione è avvenuta nella notte, attraverso la linea sicura del “telefono rosso”. Mentre i caccia si alzavano in volo, i membri del Gabinetto ristretto si riunivano in un bunker sorvegliato dai servizi di sicurezza tra le colline di Gerusalemme. Solo questo nucleo d’élite era a conoscenza dei piani da settimane, mantenendo il segreto più assoluto per evitare “errori di calcolo” da parte di Teheran che avrebbero potuto compromettere l’effetto sorpresa.
Uno dei momenti chiave della preparazione è stato un vertice di tre ore interamente dedicato alla pianificazione militare. Un incontro fantasma: nessuna dichiarazione alla stampa, nessun comunicato, un’unica fotografia ufficiale a testimoniare un’intesa che non ammetteva repliche.
Parallelamente alla diplomazia dei leader, la macchina bellica dei due Paesi ha lavorato all’unisono e a ritmo serrato.
Il Capo di Stato Maggiore dell’IDF, il generale Zamir, si è recato più volte negli Stati Uniti per coordinarsi con il generale Kaine, Capo dello Stato Maggiore congiunto USA. Il comandante del Comando Centrale statunitense, il generale Brad Cooper, ha fatto la spola con Israele per definire procedure operative congiunte create ad hoc per questa missione.
“L’ora degli iraniani”
Al momento, né Netanyahu né Trump hanno fissato una deadline per la fine delle ostilità. La linea ufficiale resta ferma: “L’opportunità per gli iraniani di agire arriverà presto”.
Secondo le valutazioni dell’intelligence, saranno necessari ancora diversi giorni per colpire tutti i bersagli sensibili pianificati. Solo allora si capirà se l’obiettivo finale di Washington e Gerusalemme sia puramente militare o se, una volta neutralizzate le difese del regime, la palla passerà direttamente nelle mani del popolo iraniano per un cambiamento radicale dall’interno.


