Ricordo di Armando Pasquini, calzolaio e artista di un mondo perduto
Roberto Pizzi.
Recentemente è stata proiettata al teatro del Giglio di Lucca, nell’ambito della II Rassegna dedicata agli “artisti irregolari Pound, Pea, Pasolini”, un vecchio film dal titolo Il Volto Santo, girato nel 1948. La pellicola, dimenticata, ritrovata fortunosamente e restaurata, narra la storia della “Santa Croce” (le Visage Saint de Lucques), venerata effigie fra le più antiche sculture in legno che sia pervenuta in Occidente. Conservata nella cattedrale di Lucca, è storicamente conosciuta in tutta Europa e recentemente è stata sottoposta ad un grandioso lavoro di restauro e ripresentata al pubblico. L’ autore di questo film fu Andrea Forzano (Viareggio, 1915 – Roma, 1992) – figlio del celebre commediografo Gioacchino Forzano – e con lui, avrebbero lavorato attori divenuti famosissimi.
La visione di questa suggestiva opera commuove per la descrizione delle bellezze urbane di Lucca e per il richiamo agli anni della nostra adolescenza, portandoci il ricordo a quel brulichio di persone davanti alla cattedrale, quando le corriere della “Lazzi” che partivano ed arrivavano nella piazza del Duomo avevano ancora una scaletta posteriore esterna sulla quale l’autista si arrampicava per collocare i bagagli sul tetto. Intorno, si muovevano bizzarri personaggi che vendevano coroncine, oggetti sacri, immagini di santi, false reliquie, ed anche generi alimentari fra i quali il classico buccellato lucchese, rotondo e incartato che veniva tenuto infilato nel braccio del venditore ed offerto al passeggero in partenza, passando sotto il finestrino dell’automezzo pubblico. Ma la maggiore emozione perviene dall’immagine di un personaggio dimenticato dalla memoria collettiva: Armando Pasquini, artista, artigiano, uomo umile ma di impegno civile, culturale e politico, il quale venne scelto dal regista di questo film per il suo aspetto solenne e carismatico. Nel tempo libero Armando coltivava la passione per la recitazione e venne scelto da Forzano a ricoprire nel suo cortometraggio il ruolo di un anziano che accompagnava il nipote a scoprire i misteri della cattedrale e della reliquia del Volto Santo. Ruolo che svolse con grande partecipazione, ma che dette origine ad un originale racconto da parte dello stesso regista Forzano, il quale ricordò le difficoltà di Armando Pasquini a recitare le prime scene, quando insieme al bambino entrava nella cattedrale dopo essersi fatto il segno della Croce. Il problema era che Pasquini, personaggio quasi risorgimentale, laico e di scarsa frequentazione degli ambienticlericali, non era aduso alla liturgia cattolica, per cui quando doveva segnarsi la fronte partiva sempre con la mano sbagliata, costringendo il regista a ripetere più volte la scena. La sua vita non era stata anonima ed il candore della persona merita un po’ di ricordo: era nato a Porcari (paese della Lucchesia) nel 1892; all’età di dieci anni si era trasferito a Firenze per apprendere il mestiere di calzolaio, che svolgerà per gran parte della sua vita. Nel 1911, sposerà Nada Mugnai, dalla quale avrà ha due figli gemelli, Sauro e Lea.
Anche Sauro, fin da piccolissimo manifestò una grande vocazione artistica dedicandosi al disegno e allo studio del violino e fu proprio lui ad avvicinare il padre alla Scultura, alla quale, a partire dal 1938, ritornato a Lucca, si dedicò con sincera passione, sostanzialmente da autodidatta ed esponendo i suoi lavori nella vetrina della bottega di calzolaio in Piazza S. Michele. Nel 1939 esordiva con due opere alla Mostra Interprovinciale d’Arte a Firenze; in seguito partecipava, insieme al figlio, divenuto apprezzato pittore, a varie rassegne a Lucca, Firenze, Viareggio, Lido di Camaiore. Nel 1951-52 esponeva alla Quadriennale di Roma un busto in bronzo della madre. Nel 1953 apriva una galleria d’arte dedicata al figlio Sauro (dopo il dramma familiare del suicidio del giovane avvenuto nel 1949), che ospiterà nel secondo dopoguerra una nutrita serie di mostre, sia personali che collettive, tra cui una retrospettiva dedicata a Lorenzo Viani.
Nel 1961 realizzava in meno di dodici ore l’immagine in pietra del primo uomo che volò nello spazio, il russo Jurij Alekseevič Gagarin. Morì a Lucca il 12 febbraio 1986. Al suo funerale, svoltosi in forma civile, in una fredda giornata di febbraio, Alfredo Petretti, all’epoca segretario provinciale del Partito Repubblicano a cui apparteneva Pasquini (nel 1915 aveva fondato la sezione politica di Porcari), lo ricordò come esempio di vita, fra l’altro dicendo queste parole: Per Armando esisteva una sola forza, una sola energia vitale, un solo categorico comandamento: il dovere. Dovere di vivere e di aiutare a vivere, dovere di essere liberi e di aiutare a liberarsi. Perché oggi non vi è più bisogno di libertà, ma di uomini liberi.”





