Quella strage dimenticata del 25 e 26 febbraio
Stefano Feltri sui suoi Appunti ricorda una strage dimenticata. Nei giorni scorsi il vescovo di Cosenza monsignor Giovanni Checchinato ha detto che la strage di Cutro di tre anni fa è “un pezzo di storia che non è stato accolto, è stato censurato, negato e continua a esserlo”. Almeno 94 morti a ridosso delle coste della Calabria, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, una catastrofe quasi certamente evitabile: le autorità sapevano che quel fragile barcone era pieno di migranti e che bastava una manovra sbagliata per farlo rovesciare e condannare tutti.
Il vescovo Cecchinato dice che è una strage che “non può essere dimenticata”, ma la memoria di quelle ore e di quanto è successo prima e dopo, in Calabria, a Roma e a Bruxelles, è problematica.
Il preside di una scuola di Crotone aveva perfino negato l’auditorium a una iniziativa in ricordo delle vittime “per motivi di mancato contraddittorio tra le parti”, anche se non è ben chiaro chi dovesse contrapporsi alla Cgil che la promuoveva.
Ne è nato un piccolo putiferio politico e alla fine lo stesso preside ha dovuto negare ogni intento di censura.
Ma di Cutro è difficile parlare. E’ appena iniziato il nuovo processo, dopo quello agli scafisti: a Crotone si accertano le responsabilità della catena dei soccorsi che, chiaramente, non ha funzionato visto che la strage si è consumata.
Ci sono imputati funzionari della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, con le scelte della politica sullo sfondo: di chi è la responsabilità del mancato intervento? Chi ha deciso di non tentare il salvataggio con il mare mosso?
Perché la Guardia Costiera, che ha le navi adatte a operazioni difficili anche in condizioni avverse, non è uscita mentre ha gestito il tutto la Guardia di Finanza, che non è attrezzata per i soccorsi ma soltanto per il contrasto alle attività illecite?…





