La proliferazione delle leggi, il caso italiano
Marino Longoni su Italia Oggi analizza il fenomeno tutto italiano della proliferazione delle leggi: “Negli ultimi 40 anni – scrive – sono stati numerosi gli interventi del legislatore che hanno cercato di sfoltire, sburocratizzare, snellire il rapporto tra lo Stato e il cittadino. Con risultati modestissimi. Basti citare la legge 241 del 1990 sul procedimento amministrativo, le leggi Bassanini di fine anni ’90, la riforma Madia del 2015, i decreti semplificazione finanziati dal Pnrr. Si è tentato anche con la cosiddetta ghigliottina, uno strumento legislativo che cancella tutte le norme precedenti una certa data a meno che non vengano esplicitamente inserite in un elenco detto salva-leggi. Gli ultimi tentativi nella direzione della semplificazione sono la riforma tributaria, che prevede l’emanazione di un codice tributario che ordini in un unico testo una disciplina ora dispersa in migliaia di provvedimenti normativi, spesso non coordinati tra di loro. E poi il Pnrr – aggiunge Longoni – che obbliga l’Italia, entro il 30 giugno a completare la semplificazione di 600 procedure amministrative critiche. Soprattutto in tema di transizione energetica, digitalizzazione dei servizi ai cittadini, salute, edilizia. E giovedì scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge n. 19 che, in attuazione delle regole del PNRR prevede un pacchetto di oltre venti semplificazioni burocratiche a favore delle imprese. Ma è una fatica di Sisifo. C’è chi ha calcolato che le leggi attualmente vigenti siano tra le 10 e le 12 mila. Se in questo calcolo si inseriscono anche i decreti del presidente della repubblica, i regi decreti ancora vigenti e i decreti ministeriali si arriva a oltre 70 mila. A queste norme bisogna aggiungere 90 mila leggi regionali. Oltre a 10/15mila regolamenti europei. Nonostante ciò la produzione normativa continua a crescere a getto continuo (al ritmo del 3% l’anno, è stato calcolato). Aggrovigliandosi sempre più. Spesso anche per colpa dei tentativi di semplificazione, che riescono ad aumentare la confusione invece di ridurla. Probabilmente l’unica risposta reale al problema sarebbe la riduzione in modo deciso della produzione normativa, invece di continuare a farla crescere in modo ormai incontrollato. Ma è solo un sogno ad occhi aperti”.





