Dazi, la rivolta dei giganti con FedEx che fa causa a Washington
Ariel Piccini Warschauer.
Il braccio di ferro tra il mondo corporate e lo Studio Ovale è ufficialmente passato dalle minacce alle carte bollate. FedEx, il colosso globale delle spedizioni, ha rotto gli indugi depositando una causa presso la Corte del Commercio Internazionale contro la Customs and Border Protection. È il primo vero “fendente” legale di una multinazionale dopo che la Corte Suprema, con una sentenza storica, ha smantellato l’impalcatura dei dazi universali imposti dall’amministrazione Trump.
La voragine dei rimborsi
Al centro della disputa c’è un tesoretto – o meglio, una voragine – che oscilla tra i 130 e i 175 miliardi di dollari. Sono le tasse d’importazione che il governo ha incassato negli ultimi mesi e che ora, secondo i legali di Memphis, devono tornare nelle casse delle imprese. La Corte Suprema è stata chiara: il Presidente non può usare i poteri d’emergenza dell’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act) per riscrivere la politica doganale senza il via libera del Congresso.
Ma se il diritto sembra dare ragione a FedEx, la realtà burocratica è un labirinto. I giudici supremi non hanno infatti indicato le modalità di restituzione, lasciando Washington in un limbo: i soldi sono stati spesi o impegnati. La mossa di FedEx è il segnale che il settore privato non ha intenzione di aspettare i tempi della politica.
Il “Piano B” della Casa Bianca
La risposta del Presidente non si è fatta attendere ed è scattata all’alba di oggi. Nonostante la bocciatura giudiziaria, l’amministrazione non rinuncia al protezionismo, ma cambia arma. Da questa mattina sono in vigore nuovi dazi al 10% su base globale.
Questa volta il grimaldello legale è la Sezione 122 del Trade Act del 1974, una norma che permette di applicare sovrapprezzi temporanei (fino a 150 giorni) in presenza di “gravi squilibri della bilancia dei pagamenti”. È un tecnicismo, un paracadute normativo per evitare il vuoto tariffario mentre si negozia con i partner commerciali.
Uno scenario di incertezza
Il rischio, ora, è il caos operativo. Da un lato le aziende chiedono indietro i miliardi pagati per i vecchi dazi “illegittimi”, dall’altro devono iniziare a versare i nuovi dazi al 10% basati sulla nuova norma. Trump ha già avvertito: se i partner non apriranno i mercati ai prodotti americani, l’asticella salirà rapidamente al 15%.
Per il mercato, il messaggio è uno solo: l’era del libero scambio senza frizioni è un ricordo del passato. Mentre FedEx apre la strada legale, altre centinaia di aziende della Fortune 500 osservano da vicino, pronte a inondare i tribunali di ricorsi simili. La battaglia per la “restituzione” è appena iniziata.





