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Terremoto a Londra, dopo Andrea cade Mandelson subito rilasciato su cauzione

Ariel Piccini Warschauer.

Non c’è più spazio per i giochi d’ombra nelle stanze del potere britannico. Dopo il clamoroso arresto di Andrew Mountbatten-Windsor – l’ex principe rimosso da ogni incarico reale solo pochi giorni fa – la scure del caso Epstein si abbatte ora sull’architetto del New Labour: Peter Mandelson.

Nel silenzio quasi spettrale dell’elegante quartiere di Camden, la polizia ha bussato alla porta del barone Mandelson. Niente sirene, niente manette a favore di telecamera, quasi a voler preservare un briciolo di decoro per l’uomo che per decenni ha sussurrato alle orecchie di Tony Blair e Gordon Brown. Ma la sostanza non cambia: l’ex ministro è stato scortato a Scotland Yard con l’accusa infamante di abuso d’ufficio (misconduct in public office).

Il dossier “Trade for Secrets”

Secondo le indiscrezioni che filtrano dagli inquirenti, il cuore dell’inchiesta non riguarda (almeno per ora) i festini nei tropici con minorenni, ma qualcosa di più sistemico e, se possibile, ancora più inquietante: lo scambio di segreti di Stato.

I nuovi documenti emersi dal fiume in piena degli Epstein Files – oltre tre milioni di pagine desecretate negli USA – suggeriscono che Mandelson, durante il suo mandato come Segretario al Commercio nel 2009, avrebbe utilizzato canali riservati per trasmettere a Jeffrey Epstein informazioni sensibili su mercati esteri e asset strategici britannici. “Non era solo amicizia”, commenta una fonte vicina all’indagine. “Era un sistema di mutuo soccorso informativo dove i dossier governativi venivano usati come moneta di scambio per oliare i meccanismi della finanza tossica di Epstein”. 

La caduta del “Principe delle Tenebre”

Per Mandelson, soprannominato da sempre “il Principe delle Tenebre” per la sua abilità nel manovrare dietro le quinte, si tratta di una caduta senza rete. Se la settimana scorsa il crollo della sua società di consulenza, la Global Counsel, sembrava il colpo di grazia professionale, l’arresto di ieri è il sigillo giudiziario su una carriera costruita sull’ambiguità.

Il governo di Keir Starmer osserva con gelido distacco. Mandelson, che fino a pochi mesi fa tentava ancora di esercitare un’influenza sul partito, è ormai un paria. Il Partito Laburista ha già fatto sapere che “la legge è uguale per tutti”, cercando di recidere l’ultimo cordone ombelicale con l’era blairiana.

Cosa succede ora?

Mentre Mandelson è stato rilasciato su cauzione all’alba di oggi, la sensazione a Londra è che la lista degli arresti eccellenti sia ben lontana dall’esaurirsi. Nuovi documenti sono in arrivo, pronti a svelare i nomi di chi, tra un cocktail a Manhattan e un weekend nei Caraibi, ha scambiato l’interesse pubblico con il favore di un predatore.

Il castello di carte della Londra “bene” sta venendo giù pezzo dopo pezzo. E questa volta, neanche il miglior spin doctor del regno potrà rimetterlo in piedi.

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