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Trump sfida la Corte e rilancia: dazi globali al 15%

Ariel Piccini Warschauer.

Non è nel carattere di Donald Trump accettare un “no”, specialmente se arriva da quel tempio della legalità costituzionale che lui stesso ha contribuito a modellare. A meno di ventiquattro ore dalla sentenza shock della Corte Suprema, che aveva bocciato i suoi dazi generalizzati definendoli una violazione della legge federale, il Presidente degli Stati Uniti ha risposto nell’unico modo che conosce: raddoppiando la posta.

Con un annuncio che ha scosso le cancellerie di mezzo mondo, Trump ha deciso di alzare la nuova tariffa globale dal 10% – annunciata solo poche ore prima come “piano B” – al 15%. Una mossa che non è solo economica, ma una dichiarazione di guerra aperta a quel sistema di checks and balances che ieri lo aveva frenato.

L’affondo su Truth: “Sentenza antiamericana”

L’ira del Commander-in-Chief è esplosa, come di consueto, sul social Truth. Trump ha liquidato la decisione della Corte (presa a maggioranza 6 a 3) come “ridicola, mal scritta e straordinariamente antiamericana”. Per il Presidente, i giudici che hanno votato contro di lui – inclusi i “suoi” nominati Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch – sono una “vergogna per la nazione”.

Al contrario, Brett Kavanaugh è diventato il suo “nuovo eroe”, insieme ai conservatori storici Clarence Thomas e Samuel Alito, gli unici tre a schierarsi con la Casa Bianca. “Loro sì che vogliono rendere l’America di nuovo grande”, ha scritto Trump, prima di annunciare l’aumento immediato al livello massimo consentito dalla legge: il 15%.

Il cavillo legale

Per aggirare lo stop della Corte, che aveva invalidato l’uso dei poteri di emergenza (IEEPA), l’amministrazione si è rifugiata nella Sezione 122 del Trade Act del 1974. Si tratta di una norma raramente utilizzata che permette al Presidente di imporre dazi temporanei – per un massimo di 150 giorni – in caso di gravi squilibri nella bilancia dei pagamenti.

È una vittoria di Pirro o una mossa geniale? Per ora, i nuovi dazi entreranno in vigore il 24 febbraio. Esentati solo il Canada, il Messico e alcuni prodotti farmaceutici. Tutto il resto del mondo, Italia inclusa, si prepara a pagare il conto di questa nuova ondata protezionistica.

Lo scenario internazionale

La reazione internazionale è stata immediata e carica di preoccupazione.

Il ministro francese Nicolas Forissier ha invocato una “reazione unita” dell’Unione Europea, sottolineando che Parigi non accetterà decisioni unilaterali senza ritorsioni.

Il governo Meloni monitora con ansia, mentre le associazioni di categoria temono il blocco degli ordini proprio quando le imprese si stavano adattando ai precedenti regimi tariffari.

Le borse globali guardano con timore alla scadenza dei 150 giorni. Se il Congresso non autorizzerà una proroga, lo scontro tra Casa Bianca e potere legislativo (oltre che giudiziario) diventerà totale.

Trump, intanto, tira dritto. “Faremo ancora più soldi”, ha promesso ai suoi sostenitori. Ma mentre Washington si prepara alla nuova “guerra dei centocinquanta giorni”, il resto del mondo si domanda quanto potrà reggere il sistema del commercio globale sotto i colpi di un Presidente che ha deciso di governare a colpi di tweet e tariffe, ignorando persino i moniti della sua stessa Corte.

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