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Barsanti e Matteucci, i lucchesi che inventarono il motore a scoppio

Roberto Pizzi.

Grazie al meticoloso lavoro di ricerca storica e di applicazione ingegneristica dei membri del Club Moto d’Epoca fiorentino (CMEF) , costato lunghi mesi di studio, è stato possibile ricostruire fedelmente rispetto all’originale il primo motore a scoppio inventato dai lucchesi  Felice Matteucci e Eugenio Barsanti nel 1853.  Questi ingegneri e tecnici del Club motoristico fiorentini hanno confermato al di là di ogni plausibile dubbio la paternità del primo motore a combustione interna, con esaurienti dimostrazioni al pubblico, alla quale anche a Lucca abbiamo potuto assistere nella primavera del 2024.

La civiltà contemporanea, dunque, è stata rivoluzionata dal contributo dei due scienziati lucchesi all’invenzione del motore a scoppio, il quale, con le sue applicazione pratiche ha diminuito le distanze, ha alleggerito le fatiche, ha cambiato, nel bene e nel male, il rapporto tra l’uomo e la natura. La svolta successiva, determinante,  fu quando il gas (che era l’energia motrice dei motori   ad impianto fisso) venne rimpiazzata dall’uso del petrolio, il cui prezzo era diventato conveniente per l’apertura di nuove fonti di rifornimento ed per il perfezionamento dei metodi di raffinazione e delle tecniche di distribuzione. 

In Occidente l’utilizzo del  petrolio non si affermò  del tutto fino all’inaugurazione dei campi petroliferi del Borneo (1898) e del Texas (Splindeton Well, 1901) che resero disponibile un olio particolarmente adatto, per composizione chimica, a fungere da combustibile. Poco dopo (1902) la Hamburg-Amerika Line adottò il petrolio al posto del carbone sui suoi nuovi transatlantici, e fu seguita una dopo l’altra dalle grandi società di navigazione a vapore. 

Per gli usi di locomozione terrestre il petrolio guadagnò costantemente terreno quando venne utilizzato sotto forma di quello che i contemporanei chiamarono “spirito di petrolio”, ossia la benzina odierna, nome che riprende il termine “benzin” coniato in Germania, ma che  in Francia  veniva chiamata “essence”, forse perché era la parte più nobile, l’essenza del petrolio; in Inghilterra “petrol”, negli U.s.a. “gasoline”, accorciata in “gas”, simile al termine analogo di  “gasolina”, usato in Spagna. Da registrare, come curiosità, che  l’origine del termine “benzin” deriva dal nome della moglie di Karl Friedrich Benz considerato  un pioniere dell’industria automobilistica tedesca. La dinamica signora Bertha Benz, infatti, che aveva un  innato senso delle pubbliche relazioni, intraprese il primo viaggio turistico insieme ai suoi due figli Eugen e Richard a bordo della vettura a tre ruote costruita dal marito. Era l’inizio di agosto del 1888 – due anni dopo le prime prove del veicolo – e la signora decise che la macchinetta fosse abbastanza sicura per andare da Mannheimfino a Pforzheim (un centinaio di chilometri),  a trovare la madre. La donna e i due ragazzi si misero in viaggio con un solo pensiero: dove trovare il carburante. Il motore della Benz funzionava a Ligroin, che era la marca di fabbrica di un distillato di petrolio, venduto nelle farmacie come solvente e per smacchiare, che permetteva un’ autonomia di consumo di una quarantina di km. Quando il gruppetto familiare arrivò a Wiesloch, ormai al limite dell’autonomia, cercò la farmacia cittadina per comprare il carburante. Questa farmacia – se ancora esistente – informava con orgoglio i visitatori di essere stata la “prima stazione di servizio del mondo”. A Langenbrucken e Brüchsal, per precauzione, i tre acquistarono altre scorte di Ligroin ed arrivarono felicemente dalla nonna a Pforzheim. Poi tornarono anche a casa, qualche giorno dopo. La notizia della loro impresa fu molto utile al lancio del veicolo, in occasione di un’ importante mostra di prodotti industriali . L’automobile, comunque, era ancora un lusso nell’Europa, prima della guerra mondiale del 1914-18; le strade erano atroci, i guasti frequenti, e nessuno avrebbe mai potuto prevedere l’enorme sviluppo della domanda di combustibile liquido per i veicoli stradali avvenuto in seguito. Le stesse società petrolifere trasportavano i loro prodotti con i carri e i cavalli. Il petrolio arabo affiorante nel deserto era noto sin dal Medioevo e i viaggiatori che tornavano dall’Oriente portavano ampolle con il misterioso liquido capace di infiammarsi. Negli Stati Uniti l’industria petrolifera ebbe inizio praticamente nel 1859, quando Edwin Drake realizzò un sistema di trivellazione che consentiva di andare a cercare il petrolio in profondità. Ma se non fosse stato per la motorizzazione terrestre le richieste di petrolio sarebbero state una frazione di quelle che sono diventate. Anche perché caldaie, forni e macchine fisse potevano funzionare con il carbone, conosciuto sin dall’antichità. D’altra parte se non ci fosse stato il petrolio capace di fornire un combustibile liquido, facile da usare e a buon mercato, i veicoli a motore non sarebbero diventati il nostro mezzo di trasporto più popolare. È il classico dilemma se sia nato prima l’uovo o la gallina: a partire da fine Ottocento, infatti, l’industria automobilistica e quella petrolifera si sono sviluppate di pari passo, non solo quantitativamente ma anche qualitativamente. Motori più perfezionati hanno richiesto carburanti più raffinati sia nel caso dei motori a “ciclo Otto” sia in quelli a “ciclo Diesel”. Purtroppo il successo di questo mezzo di trasporto ha avuto anche le conseguenze negative che tutti conosciamo, come l’inquinamento ed il progressivo aumento del costo della materia prima per la locomozione: di qui la ricerca di soluzioni alternative con fonti di energia rinnovabili e meno inquinanti. Almomento il petrolio è ancora al centro della geopolitica ed influisce sul rifiorire di tentazioni imperialiste guerrafondaie:   le automobili volanti promessi dalla genialità di Elon Musk non sono ancora disponibili ad un’umanità alle prese con preoccupazioni esistenziali molto più impegnative.

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