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Trapianto di rene, come funziona il modello toscano

Vincenzo Li Marzi*.

Il trapianto renale rappresenta oggi la strategia terapeutica ottimale per l’insufficienza renale cronica terminale. Rispetto alla dialisi, garantisce una sopravvivenza superiore e un netto miglioramento della qualità della vita. L’introduzione della chirurgia mini-invasiva robot-assistita, impiegata principalmente nella fase di prelievo da donatore vivente, ha rivoluzionato gli esiti peri-operatori, rendendo la donazione più sicura e meno impattante. In questo scenario, la Toscana si distingue per un modello virtuoso basato sulla sinergia tra centri di eccellenza. 

Il panorama trapiantologico e la Rete Toscana

Il trapianto di organi rappresenta una delle conquiste più significative della medicina moderna. Affinché questo processo complesso avvenga in modo efficace, sicuro ed eticamente sostenibile, è indispensabile il funzionamento di una rete trapiantologica coordinata e capillarmente strutturata. Il punto più critico resta il notevole squilibrio tra domanda e offerta di organi, criticità aggravata negli ultimi anni da un calo della spinta vocazionale tra il personale medico verso un ambito percepito come estremamente oneroso in termini di risorse e di energie.

L’urgenza di un rilancio del settore appare evidente se confrontata con i risultati eccellenti, ma non ancora risolutivi, della rete di donazione. L’Italia, infatti, nel 2023 ha raggiunto il secondo posto tra i principali Paesi europei per tasso di donazione, dietro alla Spagna ma davanti a Francia, Regno Unito e Germania. Nonostante questo primato, il divario tra organi disponibili e pazienti in lista d’attesa è rimasto sostanzialmente invariato nell’ultimo decennio. La Regione Toscana risponde con numeri d’eccellenza: circa 100 donatori per milione di abitanti (il dato più alto in Italia), frutto di una popolazione generosa e di un sistema di procurement estremamente strutturato. Per ottimizzare queste risorse, l’Organizzazione Toscana Trapianti coordina i centri di Firenze, Pisa e Siena in una rete integrata che condivide liste d’attesa, sistemi di immunogenetica e tecnologie avanzate, come ad esempio le macchine da perfusione. L’interscambio sistematico di tali strumentazioni tra i poli trapiantologici garantisce non solo la conservazione, ma anche un’accurata valutazione e il ricondizionamento dell’organo da donatore deceduto prima del trapianto.

La Sinergia AOU Senese  AOU Careggi: un “ponte” tra Siena e Firenze

La sinergia tra le Aziende Ospedaliero-Universitarie Senese e Careggi si è rivelata determinante per l’efficacia dell’intero sistema. Nata su impulso strategico del Professor Antonio Barretta e sostenuta dalla Dottoressa Maria Francesca De Marco rispettivamente, Direttore Generale e Sanitario dell’AOU Senese, per superare alcune criticità organizzative e formalizzata con l’accordo del 2021, tale partnership mira a potenziare il programma regionale consolidando una rete di eccellenza professionale. Attraverso la mobilità del personale, l’intesa garantisce un interscambio costante di competenze cliniche e di ricerca.

Sulla scorta dei risultati conseguiti nell’attività da donatore deceduto, nel 2024 la collaborazione è stata estesa al trapianto da donatore vivente. Tale evoluzione è stata resa possibile dal contributo fondamentale dei Direttori dei Centri Trapianti di Rene dell’AOU Senese e di Careggi, il Professor Guido Garosi e il Professor Sergio Serni.

Innovazione Tecnologica e Organizzazione

Oltre alle già citate macchine da perfusione, la dotazione strumentale ha orientato le scelte chirurgiche definite nell’accordo inter-aziendale. Presso l’AOU Senese, il prelievo viene eseguito con tecnica robotica, mentre il trapianto segue l’approccio tradizionale open. Presso l’AOU Careggi, invece, la disponibilità di più piattaforme robotiche consente di eseguire in modalità mini-invasiva sia la fase di prelievo che quella di trapianto.

La chirurgia robotica offre vantaggi indiscussi: visione anatomica superiore, riduzione del trauma e tempi di recupero rapidi. Mentre il ruolo della robotica è ormai consolidato nella fase di prelievo, il suo impiego nell’esecuzione del trapianto rimane oggetto di dibattito scientifico; la letteratura ne valuta ancora rigorosamente efficacia e sicurezza, sottolineando come tale procedura richieda centri ad altissima specializzazione per far fronte alla complessità tecnica e ai costi di gestione.

Analisi dei risultati della collaborazione

La sinergia istituzionale, sostenuta dal Professor Bruno Frediani, integra la clinica con la dimensione accademica. Il supporto del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze dell’Università di Siena è fondamentale per la formazione delle nuove generazioni, assicurando solidità scientifica a un polo trapiantologico d’eccellenza come quello Senese che, oltre al rene, si distingue per i programmi di trapianto di organi solidi quali cuore e polmone. In questo contesto si colloca lo studio prospettico da me coordinato in qualità di relatore e condotto dalla Dottoressa Vivien Vescovi Frölichsthal per la propria tesi di laurea in Medicina e Chirurgia. Il lavoro illustra i risultati a breve termine conseguiti presso due Aziende Ospedaliero-Universitarie della Regione, espressione di una partnership programmatica sostenuta con determinazione dalla Direzione dell’AOU Senese.

L’analisi ha preso in esame 13 trapianti da donatore vivente eseguiti nel 2024 con follow-up superiore a tre mesi. Dall’analisi dei dati è emersa un’età media di 58,7 anni per i donatori e di 42,7 anni per i riceventi. Tutte le coppie erano legate da vincoli di parentela, con una prevalenza di donatori di sesso femminile (n=9) e di riceventi di sesso maschile (n=9). Di particolare rilievo è il dato che riguarda il 30,8% dei pazienti che ha effettuato il trapianto prima dell’inizio della dialisi, configurando lo scenario clinico ideale. Sotto il profilo chirurgico non si sono registrate complicanze intra-operatorie; l’approccio robotico ha fatto registrare tempi medi inferiori (256 min) rispetto alla tecnica open (379 min). Il decorso post-operatorio, con una degenza media di 16 giorni, ha confermato l’efficacia del protocollo: la funzione dei reni è rimasta stabile dalla dimissione al follow-up, senza alcuna perdita d’organo.

In sintesi, l’esperienza di collaborazione tra Siena e Firenze conferma che sia la tecnica open che quella robotica garantiscono standard clinici elevati in termini di sicurezza e riproducibilità. Se la tecnologia robotica rappresenta il futuro, la cooperazione interaziendale costituisce il presente necessario per ottimizzare risorse e competenze. In questo percorso, la visione strategica perseguita dalla Direzione Aziendale dell’AOU Senese è stata determinante nel superare la logica della competizione a favore di una reale sinergia tra Aziende Ospedaliere e Atenei. Tale modello non solo migliora le performance chirurgiche, ma promuove un sistema trapiantologico più equo e sostenibile: un traguardo che trova il suo compimento nel dialogo costante con le associazioni dei pazienti e del volontariato. Pilastri insostituibili nella sensibilizzazione alla cultura del dono e portavoce autorevoli delle istanze dei pazienti, queste realtà si confermano partner attivi nel monitoraggio della qualità delle cure e nel delicato processo di reinserimento sociale del trapiantato. L’intero sistema si pone, dunque, come un riferimento concreto per una programmazione sanitaria moderna, flessibile e autenticamente orientata al benessere della persona.

*Vincenzo Li Marzi è professore di Urologia all’

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