Blitz dal mare, così le navi anfibie di Israele hanno beffato Hamas
Ariel Piccini Warschauer.
C’è un’arma silenziosa che sta cambiando il volto dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, e non vola nei cieli sopra i tunnel di Hamas. Viaggia a pelo d’acqua. Per la prima volta dall’inizio del conflitto, alti ufficiali dell’IDF hanno rotto il silenzio sulle operazioni della Squadriglia 921, l’unità d’élite che gestisce le nuove navi anfibie classe Nachshon.
Il ritorno del “potere anfibio”
Per oltre trent’anni, Israele aveva rinunciato alle grandi operazioni di sbarco. Dopo il disarmo degli ultimi mezzi risalenti al 1948, avvenuto nel 1993, la marina di Tel Aviv si era concentrata su sottomarini e motovedette missilistiche. Ma lo scenario della guerra urbana a Gaza e la minaccia di Hezbollah a Nord hanno imposto un cambio di rotta.
Le navi classe Nachshon — giganti da 95 metri di lunghezza e 2.500 tonnellate di stazza— sono state consegnate dagli Stati Uniti nell’agosto 2023, appena in tempo per essere testate nel fango della guerra vera. Non sono semplici mezzi da trasporto e da sbarco: sono vere e proprie basi mobili capaci di proiettare potenza dove il nemico meno se lo aspetta.
Operazioni “Top Secret” dietro le linee
Il Maggiore “G”, comandante della base di Ashdod, ha rivelato per la prima volta alla stampa internazionale, i dettagli di un’operazione rimasta finora sotto il più stretto riserbo. Nel corso del 2024, queste “cattedrali del mare” sono scivolate lungo la costa di Gaza, approdando in punti sensibili per colpire Hamas alle spalle.
“Abbiamo sorpreso tre unità di Hamas pesantemente armate”, ha spiegato l’ufficiale. Mentre i terroristi attendevano i tank israeliani dai valichi di terra, si sono ritrovati i reparti d’assalto alle spalle, sbarcati direttamente dalle rampe delle Nachshon. Una manovra a tenaglia resa possibile dal coordinamento con l’Aeronautica e l’intelligence.
Ma il vero valore aggiunto è la logistica. Una volta messa in sicurezza l’area, le navi hanno scaricato un flusso ininterrotto di camion, munizioni, carburante e viveri. “I veicoli terrestri non possono trasportare il volume di rifornimenti che garantisce una Nachshon”, ha confermato il Maggiore “R”, esperto di logistica. Si parla di rifornire brigate intere — migliaia di uomini — in pochi minuti.
Il Dossier Tecnico: Cosa nascondono le “Cattedrali del Mare”
Le navi classe Nachshon (note negli USA come LSV – Logistic Support Vessel) non sono solo scafi capienti, ma sistemi d’arma integrati progettati per la sopravvivenza in ambienti ostili.
Per operare a pochi metri dalla costa nemica (Gaza o Libano del Sud), queste navi devono essere in grado di neutralizzare la minaccia dei droni subacquei e dei missili antinave (come i C-802 in dotazione a Hezbollah) Per questo sono dotate di Sistemi EW (Electronic Warfare): si tratta di suite per il disturbo elettronico, fondamentali per “accecare” i radar dei cercatori missilistici. Sebbene i dettagli siano classificati, è certa l’integrazione con il sistema di gestione del combattimento della Marina israeliana, che permette alle navi di ricevere copertura dai cacciatorpediniere della classe Sa’ar 6 e dai sistemi C-Dome (la versione navale dell’Iron Dome). La rampa prodiera è progettata per sbarcare mezzi pesanti come i tank Merkava Mk4 e i blindati Eitan direttamente sulla spiaggia, senza necessità di infrastrutture portuali.
Il Costo dell’Operazione: Chi paga?
L’acquisizione delle due unità classe Nachshon rientra nel massiccio pacchetto di aiuti militari che gli Stati Uniti garantiscono annualmente a Israele (Foreign Military Financing). Ogni unità di questo tipo ha un valore che oscilla tra i 50 e i 70 milioni di dollari, a cui vanno aggiunti i costi di “israelizzazione” (l’installazione di sistemi di comunicazione e difesa prodotti da aziende locali come Rafael o Elbit, aziende note e molto apprezzate a livello globale). Sebbene l’acquisto sia coperto dagli aiuti USA, il vero vantaggio è dato dal risparmio operativo interno: Rifornire una divisione via mare costa sensibilmente molto meno rispetto a migliaia di sortite di elicotteri da trasporto pesante o ai convogli di terra che richiedono scorte massicce di fanteria e droni per evitare imboscate.
Un messaggio per Hezbollah
Se Gaza è stata il banco di prova, il vero obiettivo strategico potrebbe essere un altro. Il segreto che circonda queste navi è paragonabile a quello dei sottomarini nucleari della classe Dolphin. Alla domanda su un possibile impiego in Libano o Siria, i comandanti israeliani hanno preferito trincerarsi dietro un diplomatico “no comment”, pur ribadendo: “Siamo pronti a eseguire qualsiasi missione ci venga ordinata”.
L’ombra di uno sbarco anfibio oltre il fiume Litani in Libano è un incubo che ora i vertici di Hezbollah devono iniziare a considerare seriamente. La capacità di bypassare le difese di terra e apparire dal mare trasforma la costa libanese da barriera a punto di vulnerabilità critica per i miliziani sciiti.
Israele ha ripreso possesso del suo mare, non più solo come scudo, ma come una micidiale piattaforma d’attacco capace di raggiungere e distruggere qualsiasi avversario.





